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Gennaio 2020, Anno XII, n. 1

Dagur B. Eggertsson

Il Sindaco e la Politica della Vita di Tutti i Giorni

"Credo che tutta la politica faccia i conti con un calo di fiducia, in tutto il mondo. Città più forti e il controllo democratico di un’efficiente gestione delle città sono parte della risposta a questo problema. Fare le cose è fondamentale. "

Telos: In Italia il Presidente del Consiglio dei Ministri è indicato dal Parlamento. Tuttavia, ogni volta che si parla di cambiare la Costituzione e introdurre l’elezione diretta del Capo del Governo, viene utilizzata l’espressione di Sindaco d’Italia. Questo sembra suggerire che un Sindaco abbia più potere di influire nella vita quotidiana dei propri cittadini persino di un Capo di Governo. Vale anche per l’Islanda?

Dagur B. Eggertsson: Si, certamente. I servizi sono molto più vicini ai cittadini di quanto lo siano a livello nazionale. I politici locali, soprattutto i sindaci, instaurano una relazione più diretta con i propri elettori, e può essere davvero gratificante. Ogni giorno, in qualsiasi momento, i cittadini possono entrare in contatto con i servizi del Comune. Sia che vadano a prendere il proprio figlio all'asilo o a scuola, sia che gettino i rifiuti nel bidone della spazzatura, o che presentino domande per ottenere permessi di costruzione, alloggi di edilizia residenziale pubblica, o servizi pubblici di qualunque tipo. Per questo definirei l’amministrazione locale, e il ruolo di Sindaco, come di una capitale, come la politica della vita di tutti i giorni. Il compianto Benjamin Barber ha pubblicato, pochi anni fa, Se i sindaci governassero il mondo, opera dove affronta il tema della disfunzionalità delle nazioni in rapporto alle sfide di oggi. Il terrorismo, il cambiamento climatico, la povertà e il traffico di esseri umani rappresentano problemi che lo Stato nazionale non è più in grado di risolvere. Barber sosteneva come invece sindaci e città sappiano affrontare le sfide con pragmatismo, fiducia dei cittadini, partecipazione, incuranti di confini e sovranità, e con un’attitudine democratica alla creazione di reti, alla creatività, all'innovazione e alla cooperazione. Io credo che avesse ragione, perché ci sono tanti fattori che rendono una città in grado di funzionare, mentre nello Stato nazionale esistono tanti e complessi meccanismi che si contrappongono tra di loro. La chiave tuttavia non è dare più potere al 'Sindaco d'Italia', ma è spostarlo il più vicino possibile alle persone, alle città e ai cittadini.

La crisi del sistema dei partiti è stata molto probabilmente l’origine del sentimento anti-politico diffuso a livello globale. Una teoria che appare, tuttavia, meno vera nella relazione tra cittadini e Sindaco. È d’accordo?

Si e no. In realtà, credo che tutta la politica faccia i conti con un calo di fiducia, in tutto il mondo. Città più forti e il controllo democratico di un’efficiente gestione delle città sono parte della risposta a questo problema. Fare le cose è fondamentale.
Le città e i sindaci, se non vengono fermati dai governi nazionali, sono in una posizione molto migliore per soddisfare queste aspettative. Il Governo deve comprenderne il ruolo, e cogliere l’opportunità di lavorare insieme con le città e i sindaci. Comunità locali forti e prospere sono la chiave per creare un paese forte e prospero. Non si può fare a meno di loro. In questo senso, è possibile riconquistare la fiducia dimostrando che la politica nazionale può essere efficace e democratica come può esserlo una buona politica cittadina, e personalmente ritengo che la politica non può tornare a guadagnarsi la fiducia senza città efficienti.

Gli immigrati in Islanda sostengono che è il paese meno razzista del mondo. Emblematico è quanto è successo nel 2015, quando ci è voluto un solo giorno perché 10.000 islandesi si iscrivessero su Facebook all'evento Kæra Eygló Harðar - Sýrland kallar (Caro Eygló Harðar, la Siria sta chiamando). In che modo lei, da Sindaco di Reykjavík, ha contribuito e sta contribuendo a questo processo?

Sono molto orgoglioso di essere Sindaco di una città i cui abitanti chiedono l’arrivo di più migranti e di più rifugiati. Il Governo nazionale dell'epoca aveva un approccio xenofobo al tema dell'immigrazione, cosa che ha indotto i cittadini di Reykjavík a reagire. Lo sfidammo con la richiesta di accogliere più rifugiati e di gestire direttamente la situazione. Il Consiglio Comunale, all’unanimità, scelse di appoggiarci: una potente presa di posizione. Ma il Primo Ministro dell'epoca, purtroppo, non fu all'altezza della situazione.
Nella nostra città cerchiamo sempre di rendere la vita di ciascuno la migliore possibile. Lavoriamo in stretta collaborazione con la Croce Rossa, e aiutiamo i rifugiati a Reykjavík in tutti i modi, con risultati piuttosto buoni.
La crisi dei rifugiati ci ha mostrato il meglio e il peggio della politica europea. Purtroppo in quei giorni l’Islanda non ha fatto la sua parte, nonostante noi a Reykjavík, così come in altre parti del Paese, implorassimo il Governo di intervenire. In realtà penso che l’Islanda possa ancora fare molto in questo campo. Il razzismo nella vita di tutti i giorni è un’altra triste realtà che è necessario affrontare.

Un nuovo sistema pre-scolastico, idee sviluppate in crowdsourcing per partecipare alla creazione del Programma per l'Istruzione 2030, i cittadini che hanno voce in capitolo sulle politiche locali attraverso la piattaforma Better Reykjavík, ambiziosi obiettivi in tema di cambiamento climatico (emissioni zero entro il 2040), oggi la città è la migliore in Europa per quanto riguarda i dati sul consumo giovanile di alcol, fumo e droghe, e la lista potrebbe continuare a lungo. Come è stato possibile stimolare una partecipazione così vivace, in un Paese nel quale, dopo la crisi bancaria del 2008, gli indici di fiducia nei confronti della politica erano crollati?

Questa è un’ottima domanda. Innanzitutto, vorrei sottolineare che la fiducia dei cittadini, che crolla a causa di un evento, possa essere recuperata solo con le azioni, e non con le parole. Dal collasso finanziario delle banche del 2008 abbiamo provato ad aumentare la trasparenza della nostra politica e dei nostri processi decisionali.
Chiediamo ai nostri cittadini di partecipare alle scelte in diversi campi, riuscendo spesso ad ottenere ottimi risultati e suscitando entusiasmo da entrambe le parti. Usiamo piattaforme digitali che sono state sviluppate da privati cittadini e da movimenti di base dopo il tracollo dell’economia, ma che ora sono state integrate nel sistema di funzionamento della città. Quando abbiamo costruito la coalizione per governare la città, nel 2010, abbiamo aperto un sito web chiamato betrireykjavik.is (Better Reykjavík), attraverso il quale abbiamo offerto alle persone la possibilità di proporre idee da inserire nella nostra piattaforma politica. Idee che abbiamo poi effettivamente utilizzato. L’iniziativa andò molto bene, per questo abbiamo continuato sullo stesso percorso, chiedendo alle persone di avanzare proposte per migliorare il proprio quartiere.
Nella preparazione del nuovo piano regolatore della città e di tutte le strategie connesse, abbiamo avviato un'ampia consultazione, che ha portato ad un piano verde molto avanzato in tema di densificazione urbana, di cambiamento della mobilità verso un maggior utilizzo della bicicletta, di pedonalizzazione e di miglioramento del trasporto pubblico. Il nostro piano per l'Istruzione è stato prodotto in crowdsourcing, e si è avvalso della collaborazione dei migliori esperti nazionali e mondiali del settore, tra cui il finlandese Pasi Sahlberg e il britannico Andy Hargreaves.
Le loro voci si sono mescolate e si sono confrontate con quelle dei nostri consiglieri, dei nostri presidi, dei nostri insegnanti e naturalmente dei ragazzi e dei giovani di Reykjavík che, non mi stancherò mai di ripeterlo, rappresentano di gran lunga la migliore generazione che abbia mai toccato il suolo della nostra città. L'obiettivo principale della nostra politica educativa è fare in modo che ogni bambino, ogni studente, abbia l'opportunità di realizzare i propri sogni. E la nostra responsabilità su come si istruiscono e come si divertono è quella di aiutarli a far sì che quei sogni si possano realizzare.
Ma il lavoro per migliorare una città non finisce mai. Amministrazione comunale e cittadini devono lavorare insieme passo dopo passo. Questo assunto è oltremodo evidente nel campo della prevenzione contro il consumo di alcolici, di fumo e di droghe da parte degli adolescenti. E proprio in questo campo siamo passati dall'essere la città con i peggiori risultati in Europa, nel 1998, a diventare la migliore nel 2013, grazie ad un approccio sistematico e responsabilizzante, basato sulla partecipazione e sulle indicazioni scientifiche che ci sono arrivate dalla medicina e dalle scienze sociali. Ma questa è una storia alla quale occorrerebbe dedicare un’intera, nuova intervista!

Marco Sonsini

Editoriale

La #SerieDeiSindaci di PRIMOPIANOSCALAc prosegue anche nel 2020 e cercherà di dar seguito al filone narrativo avviato nel 2019. Apriamo con una puntata verso l’estremo Nord: l’Islanda. Il nostro ospite è Dagur B. Eggertsson, più volte Sindaco di Reykjavík. Il tema al centro dell’intervista è uno di quelli che sta molto a cuore a tutti gli Islandesi: la democrazia partecipativa. Non è la prima volta che PRIMOPIANOSCALAc si avventura nel paese dei geyser, per approfondire questo tema. Già nel 2012, con l’intervista a Guðjón Már Guðjónsson, avevamo partecipato i nostri lettori del ‘Caso Islandese’, come esempio fuori dal comune di un processo costituente partecipato. Di quella straordinaria esperienza, che potrete rinfrescare ritornando a quella intervista, il Paese ha fatto tesoro, e come ci racconta Eggertsson ‘Chiediamo ai nostri cittadini di partecipare alle scelte in diversi campi, riuscendo spesso ad ottenere ottimi risultati e suscitando entusiasmo da entrambe le parti. Usiamo piattaforme digitali che sono state sviluppate da privati cittadini e da movimenti di base dopo il tracollo dell’economia, ma che ora sono state integrate nel sistema di funzionamento della città.’ L’ultima esperienza che porta ad esempio è quella della redazione del nuovo Piano Regolatore, al quale hanno partecipato urbanisti e architetti di chiara fama internazionale, ma anche i giovani della Città. Una sorta di Utopia contemporanea realizzata. E altrettanto utopico ci sarebbe apparso il risultato, che anche e soprattutto grazie al buon governo cittadino, è stato raggiunto proprio sui giovani: in meno di venti anni l’Islanda è riuscita in un’impresa titanica, liberare i suoi adolescenti dalla dipendenza da alcol e droghe e trasformarli in salutisti. Eggertsson, da Sindaco medico, specializzato in salute pubblica, ne è molto fiero, e a ragione ‘siamo passati dall'essere la città con i peggiori risultati in Europa, nel 1998, a diventare la migliore nel 2013, grazie ad un approccio sistematico e responsabilizzante, basato sulla partecipazione e sulle indicazioni scientifiche che ci sono arrivate dalla medicina e dalle scienze sociali.’ Ed ecco ancora che ritorna la parola leit motiv di questa intervista partecipazione. Sono certa che la prima obiezione che susciterà questo numero sarà: Bella Forza! Tutto questo può funzionare perché l'Islanda è un'isola di sole di 320mila anime – il paese europeo meno popolato se si escludono i micro-stati. Una città come Bari spalmata su un territorio vasto 100mila chilometri quadrati, un terzo dell'intera Italia. Reykjavík poi ha poco più di 120mila abitanti. A dispetto della crisi del 2008, sono pure ricchi. Tutto vero, ma il senso civico è la loro vera ricchezza. Non cadiamo nel solito benaltrismo. Ammettiamolo, a noi manca e non è un’affermazione fatta a caso o un luogo comune. Scorrete la ricerca, pubblicata dall’Istat nel marzo 2019 sul ‘Senso civico: atteggiamenti e comportamenti dei cittadini nella vita quotidiana’ e ne avrete la controprova.
Un altro elemento che ritorna, stavolta in modo inaspettato, è il riferimento che Eggertsson fa di Benjamin Barber, e al suo libro Se i sindaci governassero il mondo. È indubbiamente uno dei nostri preferiti, e lo abbiamo citato nelle prime righe dell’editoriale dell’intervista all’allora sindaca di Madrid, Manuela Carmena. Siamo orgogliosi di questo sentire comune, e non vogliamo nasconderlo.
Inauguriamo con Eggertsson la serie della copertine del 2020: le città e gli animali che le rappresentano sono il nuovo tema grafico. La lettera iniziale della città si fonde graficamente con l’animale che la rappresenta, perché tipico dell’ambiente naturale o perché presente nell’araldica locale. L’ispirazione ci è venuta dai foulard, che spesso riprendono felini, uccelli, cavalli come motivi ornamentali, e come nei vecchi abbecedari, l’animale si fonde con l’iniziale della città. Sarà geneticamente modificato dalla grafica, per rappresentare la trasformazione che i centri urbani devono affrontare, in tempi complessi come quelli di oggi.
Per Reykjavík abbiamo scelto la pulcinella di mare, la versione pop del pinguino, presente nella baia della città. Un piccolo uccello bianco e nero, con il becco coloratissimo e le ali corte, a causa delle quali vola in modo goffo, giungendo anche a 400 battiti al minuto per mantenersi in quota.

Mariella Palazzolo

Dagur B. Eggertsson

Dagur B. Eggertsson è Sindaco di Reykjavík dal 16 giugno del 2014. È sostenuto da una coalizione di centrosinistra – che si è formata in consiglio comunale dopo le elezioni amministrative del maggio precedente – composta dall’Alleanza Social Democratica, dai liberali di Björt Framtíð, dal partito ecologista Vinstrihreyfingin – Grænt Framboð, e dal partito Pirati (Píratar). Riconfermato nelle elezioni del 2018, la sua amministrazione segue quella guidata da Jon Gnarr, un attore comico la cui provocatoria candidatura a Sindaco nel 2010 riscontrò un inaspettato successo e conobbe anche una certa eco nel resto d’Europa. Eggertsson è al terzo mandato da Sindaco. Fu infatti nominato Primo Cittadino già nell’ottobre del 2007, finendo tuttavia per essere estromesso dalla carica pochi mesi dopo, nel gennaio del 2008, a causa del passaggio all’opposizione di alcuni consiglieri di maggioranza che lo avevano sin lì sostenuto. Esponente di spicco dell’Alleanza Social Democratica, partito del quale è stato anche Vice Presidente nazionale, siede sin dal 2002 nel Consiglio Comunale di Reykjavík, che ha anche presieduto dal 2010 al 2014.
Parallela al suo percorso politico è la sua carriera professionale, interamente svolta in campo medico-sanitario. Si laurea in medicina all’Università dell’Islanda, e dal 2000 al 2004 ha lavorato come medico in diversi reparti del policlinico universitario Landspitali di Reykjavík. Dal 2005 al 2007 ha poi tenuto conferenze all'Università sul tema della salute pubblica. È autore della biografia in tre volumi dell’ex Primo Ministro Islandese Steingrímur Hermannsson.
Nato ad Árbær, alla periferia della capitale islandese, ha 48 anni. È sposato con Arna Dögg Einarsdóttir e ha 4 figli. Una curiosità che non possiamo non ricordare: la rivista americana di satira politica e pettegolezzi online Wonkette, ha dichiarato il Sindaco di Reykjavík ‘il Nuovo Justin Trudeau’. Immagino che basti guardare la foto per capire perché.