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Maggio 2019, Anno XI, n. 5

Manuela Carmena

La Dueña Sindaco

"Nel 2050, nell’arco di trent’anni, i due terzi della popolazione mondiale vivrà nelle città. Ecco perché cresce l’importanza dei governi locali. E questa è anche la ragione per la quale mi sono impegnata, insieme ad altri colleghi di tutto il mondo, per permettere alle città di far sentire, direttamente, la propria voce nei maggiori organismi internazionali, come l’ONU."

Telos: Ogni volta che si parla dell’elezione diretta del Presidente del Consiglio, viene utilizzata l’espressione, suggestiva, di Sindaco d’Italia. Questo dimostra che un Sindaco ha il potere di influire nella vita quotidiana dei propri cittadini più di un Capo di Governo. Vale anche per la Spagna?

Manuela Carmena: Il Sindaco guida una squadra di governo locale, ed è vero che le sue scelte hanno un impatto diretto sui cittadini forse persino più visibile delle decisioni adottate dal Governo nazionale. La Giunta comunale rappresenta l’amministrazione più prossima ai cittadini, i quali spesso bussano alla nostra porta proprio perché è quella loro più vicina . Sono i Governi nazionali, l’Unione Europea o altri organismi a fissare, ad esempio, agende contro il cambiamento climatico, ma poi i Comuni sono chiamati ad applicarle. Le Amministrazioni locali sono quelle più consapevoli dei problemi dei loro cittadini, e possono, allo stesso tempo, intervenire per risolverli in maniera più efficiente e veloce. Le città stanno diventando sempre di più il luogo dove le persone scelgono di insediarsi. Nel 2050, nell’arco di trent’anni, i due terzi della popolazione mondiale vivrà nelle città. Ecco perché cresce l’importanza dei governi locali. E questa è anche la ragione per la quale mi sono impegnata, insieme ad altri colleghi di tutto il mondo, per permettere alle città di far sentire, direttamente, la propria voce nei maggiori organismi internazionali, come l’ONU.

La crisi del sistema dei partiti è stata molto probabilmente l’origine del sentimento anti-politico diffuso a livello globale. Una teoria che appare, tuttavia, meno vera nella relazione tra cittadini e Sindaco, dato che, secondo noi, i fattori ideologici hanno un peso minore a livello cittadino. È d’accordo?

Non c’è dubbio che ogni Sindaco o Sindaca, in tutto il mondo, abbia una propria ideologia, che inevitabilmente influenza il suo modo di governare le città. Non credo però che le Amministrazioni locali debbano essere guidate dai freddi tecnocrati. Tuttavia, è vero che molte decisioni assunte a livello locale sono relative a problemi quotidiani, che spesso hanno poco a che fare con questioni ideologiche. Credo che la ragione principale della crisi dei partiti politici tradizionali sia da ricercare nelle loro strutture ancora rigide, non flessibili, e perciò non in grado di adattarsi ai tempi nuovi. Per questo mi ricandido, e non con il sostegno di una coalizione di partiti politici, ma con una piattaforma di persone legate dagli stessi obiettivi, cosa che ci consentirà, a mio avviso, di scegliere di volta in volta per il meglio. Dobbiamo tenere a mente che i cittadini spagnoli, quando si recano alle urne, scelgono direttamente chi vogliono a capo della città e i propri assessori.

È Sindaca di Madrid dal 2015, e prima dell’impegno in politica è stata un avvocato specializzata in diritto del lavoro ed un giudice in prima linea contro la corruzione. Eletta con la lista Ahora Madrid, sostenuta da Podemos, lei difende la sua “totale indipendenza” dai partiti che la appoggiano in Consiglio Comunale. Quali sono le maggiori sfide che ha dovuto affrontare come Alcadesa di Madrid, e in che modo le ha gestite?

Le principali sfide che Madrid ha dovuto affrontare sono l’inquinamento, la lotta contro il cambiamento climatico, la pulizia delle strade, lo squilibrio tra i quartieri della città, la prossimità ai cittadini, la trasparenza, la lotta agli sprechi e alla corruzione… Nel corso del mio mandato siamo considerevolmente migliorati nel rendere l’Amministrazione più vicina ai cittadini ed aperta alla partecipazione. Ci siamo anche impegnati nella lotta al cambiamento climatico, con la pedonalizzazione del centro di Madrid e limitando l’accesso al traffico veicolare. È una questione di salute pubblica. Sono sicura che la maggior parte dei miei concittadini, e i milioni di turisti che visitano la città, apprezzano queste scelte, che hanno un impatto positivo sulla vita.

Rielezione. Ha deciso di correre per un secondo mandato. Potrebbe spiegarci le ragioni di questa scelta?

Ho deciso di ricandidarmi alle elezioni del Maggio 2019 per portare a compimento i molti progetti di miglioramento della città che abbiamo avviato nel primo mandato. Ho intenzione di vincere e di essere eletta Sindaca per la seconda volta.
Ho 75 anni e non sono più una ragazzina. Quando sono stata eletta, quattro anni fa, ho annunciato che, terminata la legislatura, sarei tornata a fare la pensionata, che poi era la mia occupazione prima dell’elezioni. Molti amici, e molti anonimi cittadini, sono riusciti, alla fine, a convincermi a ripresentare la mia candidatura. Devo ammettere che un mandato di 4 anni è troppo breve per realizzare tutte le cose necessarie ad una città di più di 3 milioni di abitanti. In altre capitali europee la legislatura dura più a lungo. Mi sono presentata alle elezioni attraverso una nuova piattaforma, che però non ho creato da me: voglio essere la candidata di una piattaforma di cittadini, e non la capolista di un partito tradizionale. Il mio obiettivo è quello di formare una squadra di uomini e di donne che facciano del loro meglio per Madrid, che è già una città creativa, aperta, accogliente e intraprendente.

Marco Sonsini

Editoriale

Se i Sindaci governassero il mondo’ (If Mayors ruled the world) è il titolo di un famoso libro di Benjamin Barber, che parla delle città come attori globali. Il sottotitolo è perfetto: nazioni disfunzionali e città in ascesa. L’opera si sviluppa sul contrasto tra governi nazionali e città, i primi sempre più inutili, le seconde invece fanno molte cose utili per i cittadini. Ma non riescono a valorizzare il loro lavoro. Proprio questa è la tesi che sostiene Manuela Carmena, Alcadesa di Madrid, quarta intervistata della serie dedicata ai sindaci di PRIMOPIANOSCALAc, il foglio mensile di Telos A&S. Quando Trump, nel giugno del 2017, annunciò che gli USA si sarebbero tirati fuori dall’Accordo di Parigi sul clima, i Sindaci di Parigi e di Pittsburgh, in un editoriale sul New York Times, annunciarono una ‘alleanza mai vista prima, tra più di 7.400 città in tutto il mondo, per sostenere e onorare gli obiettivi dell’Accordo, a prescindere dalla nazione di appartenenza’. Nessuno prende in considerazione le città quando tratta di relazioni internazionali, in fondo le città sono governi locali, e i loro amministratori si preoccupano di temi locali, mica globali. Giusto? Eppure, oggi le città sono sempre più influenti, mai così tanto dal tempo delle Città-Stato del Rinascimento italiano. Carmena dice che ‘nel 2050, nell’arco di trent’anni, i due terzi della popolazione mondiale vivrà nelle città. Ecco perché cresce l’importanza delle Amministrazioni locali. E questa è anche la ragione per la quale mi sono impegnata, insieme ai colleghi di tutto il mondo, per permettere alle città di far sentire, direttamente, la propria voce nei maggiori organismi internazionali, come l’ONU’. Le città non sono più posti sul mappamondo, o appendici passive dei loro governi nazionali, ma attori indipendenti e influenti nella politica globale. Da un punto di vista formale purtroppo non è così. Solo le nazioni possono sedere al tavolo dell’ONU, e un piccolo ruolo è concesso ad alcune organizzazioni non governative, che vengono, a volte, consultate su temi nei quali hanno una particolare expertise. Questo privilegio non è appannaggio delle città, che non sono mai citate nella Carta delle Nazioni Unite. La lotta della Carmena non sarà semplice. Ma lei non si arrende facilmente, e lo ha dimostrato in tutta la sua carriera. Avvocato attivista, politica, giudice contro la corruzione e militante in difesa dei diritti umani, tanto da essere insignita, nel 1986, del Premio Nacional Derechos Humanos, dell’APDHE, l’Associazione spagnola nata nel 1976. La passione e l’impegno in quello che crede sia giusto fare è il tratto che caratterizza Carmena, e proprio per questo l’immagine scelta per la copertina della sua intervista è una spumeggiante gonna da flamenco, rossa come il fuoco. Una scelta scontata quella del flamenco per identificare una città spagnola? A nostro avviso non lo è. È una danza popolare che ha origine nelle piazze, cuore della vita delle città, e nasce in modo quasi estemporaneo dalla scintilla che scocca nell’incrociare lo sguardo tra i musicisti e la donna che balla spesso da sola. Questa stessa scintilla nasce dal dialogo tra la Sindaca e i suoi cittadini, che in spagnolo definisce los vecinos, il suo prossimo. Scintilla che ha guidato la sua azione di governo per affrontare le sfide che Madrid le ha messo sul piatto: l’inquinamento, dalle differenze tra i quartieri della città fino alla pulizia delle strade, la lotta agli sprechi e alla corruzione, la richiesta di trasparenza da parte dei cittadini. L’immagine di copertina è accompagnata da un aforisma che Antonio Mingote, scrittore e vignettista spagnolo, dedica alla capitale di Spagna: ‘Madrid è come una donna non troppo bella, ma senza la quale non puoi vivere’. Chissà se la Carmena sarà d’accordo.

Mariella Palazzolo

Manuela Carmena

Manuela Carmena Castrillo è la sindaca di Madrid dal giugno del 2015. È una politica, scrittrice e avvocatessa spagnola. Giudice emerita della Corte Suprema di Spagna, si è candidata con la lista Ahora Madrid per l’elezione a prima cittadina della capitale spagnola alle votazioni del 13 giugno 2015. Oggi è candidata per un secondo mandato sostenuta dalla piattaforma creata ad hoc Más Madrid. Ha dichiarato che, se non sarà eletta, si ritirerà a vita privata.
Durante la dittatura di Francisco Franco si occupò di difendere i diritti dei lavoratori e detenuti e co-fondò uno studio legale specializzato in diritto del lavoro legato alle Commissioni Operaie, che nel 1977 (dopo la morte di Franco) fu bersaglio della matanza de Atocha (strage di Atocha). È stata anche un membro del Partito Comunista di Spagna. In seguito, come giudice, ha condotto una battaglia per prevenire la corruzione giudiziaria. Nel 1986 ha ricevuto il Premio Nacional Derechos Humanos.
Ha fatto parte del Consiglio Generale del Potere Giudiziario (CGPJ), su proposta del partito Sinistra Unita, ed ha fondato l'associazione progressista 'Giudici per la Democrazia'. Giudice della vigilanza penitenziaria e capo della prima corte di vigilanza penitenziaria di Madrid, è stata eletta giudice decano di Madrid nel 1993.
Si è ritirata dall'attività giudiziaria nel 2010, ed è attualmente membro del Patronato de la Fundación Alternativas, un think tank legato al PSOE – Partito Socialista Operaio Spagnolo, al quale appartengono l'ex presidente socialista Felipe González e José Luis Rodríguez Zapatero.
Carmena si è laureata in giurisprudenza all’Università di Valencia nel 1965. È sposata con l’architetto Eduardo Leira e ha due figli: Eva e Manuel.
Una curiosità. È una fan di Napoli. In un’intervista ha detto: ’Se sei arrivato a 73 anni senza essere mai stato a Napoli, c’è qualcosa che non va nella tua vita. Sono sempre disponibile ad andare a Napoli, è una città che adoro. Così ricca di fascino, di mistero, ha un legame indissolubile con la Spagna’.

Marco Sonsini