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Luglio 2018, Anno X, n. 7

Toyosi Ogunseye

L’indomita signora del giornalismo africano

Di giornalismo d’inchiesta mi sono occupata in 15 anni di carriera. Quando ho iniziato non lo consideravo pericoloso (… ) Detesto le ingiustizie, e questa è un’altra ragione per la quale faccio giornalismo d’inchiesta. L’oppressione mi fa ribollire il sangue (…) Il giornalismo d’inchiesta è una questione di impatto, e ci sarà impatto fino a quando una persona, o un gruppo di persone, potranno vivere meglio grazie alle storie che scrivo

Telos: Donna, Africana e giornalista. Ci racconta qualcosa di più su di lei?

Toyosi Ogunseye: Dirigo il servizio BBC dell’Africa Occidentale, e sono a capo dei cinque canali che vengono trasmessi in quest’area: lo Hausa, l’Afrique, l’Igbo, il Pidgin e lo Yoruba, che trasmettono al nostro pubblico nell’Africa anglofona e francofona. Prima, lavoravo al Punch, il quotidiano più letto della Nigeria.
E prima di allora ho lavorato, sempre come reporter, al Sun Newspaper e al New Star Newspaper dove facevo inchieste e mi occupavo di altre battaglie che riguardavano la politica, la criminalità, la salute, l'ambiente etc. Sono un’appassionata di giornalismo e di sviluppo. La mia prima laurea è stata in Biochimica: ho quindi studiato i processi chimici e come questi siano in relazione tra loro per far vivere i diversi organismi. Questa formazione mi ha permesso di imparare ad indagare, ad utilizzare i dati e a portare avanti ricerche qualitative e quantitative, e mi ha aiutata nel mio lavoro di giornalista, perché ho applicato gli strumenti della ricerca alle mie storie. Il metodo scientifico mi ha permesso di eliminare gli errori e dare risultati chiari e concisi. La ricerca fa comprendere come informarti al meglio e come costruire una storia. È un requisito fondamentale per ogni giornalista se vuoi che i tuoi lettori o il tuo pubblico apprezzino il tuo lavoro.

Cosa significa il giornalismo d’inchiesta per lei?

È tutto per me. Lo scorso 30 aprile, la BBC ha lanciato la sua Unità d’inchiesta per l’Africa, l’Africa Eye. La prima storia si intitolava ‘Sweet Sweet Codeine’, un’indagine su come lo sciroppo per la tosse a base di codeina stesse distruggendo milioni di giovani nigeriani. Il documentario è diventato virale e, in 24 ore, il Governo Nigeriano ha messo al bando la codeina.
Questa è l’essenza del giornalismo d’inchiesta, raccontare storie che nessuno racconta e far luce sulle zone d’ombra, nella speranza che questo migliori l’umanità. Di giornalismo d’inchiesta mi sono occupata in 15 anni di carriera. Quando ho iniziato non lo consideravo pericoloso: mi piace soltanto essere meticolosa, per questo le mie storie sono sempre più lunghe di quanto richiesto dai miei capi.
Questo sforzo in più mi ha aiutata ad approfondire e a riuscire a vedere cose che erano sfuggite agli altri. E così, senza nemmeno accorgertene, ti ritrovi tra le mani una grande storia d’inchiesta. Ho sentito dire un milione di volte che alla gente non piacciono le storie troppo lunghe. Non sono d’accordo. Le persone semplicemente non reggono le storie noiose, lunghe o corte che siano. Ho scoperto che in molti apprezzano una storia ben scritta, un’inchiesta che apre loro gli occhi.
Detesto le ingiustizie, e questa è un’altra ragione per la quale faccio giornalismo d’inchiesta L’oppressione mi fa ribollire il sangue. Non mi piace quando la gente, intenzionalmente, tratta male gli altri: utilizzare gli strumenti e le opportunità che mi sono state date per aiutare gli altri a vivere una vita migliore è un'altra importante motivazione del mio lavoro.

Di quali tra le sue inchieste è più orgogliosa?

Sono affezionata a tutte. Lo dico perché nelle mie storie cerco sempre di dare il meglio di me. Non so quante storie io abbia scritto, ma so che la maggior parte delle persone ricorda quelle che sono state le più popolari. Ad esempio quella su un ospedale pubblico dove i neonati stavano morendo per colpa di personale incompetente e alcuni piccoli ammalati dovevano addirittura condividere un letto minuscolo. L’inchiesta suscitò una grande indignazione ed il Governo fu costretto ad agire. Un’altra è la storia di come l’inquinamento prodotto da un’industria dell’acciaio stesse distruggendo la salute della popolazione della zona. Gli abitanti si sono sottoposti volontariamente ad analisi di laboratorio e strumentali che hanno mostrato come i loro valori del sangue fossero seriamente compromessi a causa dell’inquinamento. Qualcuno aveva il cancro e altri malattie polmonari.
Sono le piccole cose alle quali la gente non bada che rivestono un grande valore per me. Ricordo che stavo scrivendo un articolo sulla scuola pubblica quando uno studente cadde nella latrina della scuola e morì. Dopo la pubblicazione si iniziò a costruire, in tutte le scuole, bagni moderni. Questo è stato memorabile perché l’articolo ha contribuito a salvare la vita di molti studenti.
Per circa un anno sono andata in giro per le scuole e ho scritto articoli sullo stato d’incuria delle loro classi, dei bagni e degli impianti idrici. Non viene prestata abbastanza attenzione a questi problemi e credo che sia mio dovere fare in modo che, con le mie storie, si possa essere sempre più consapevoli di ciò che accade.
Circa dieci anni fa, una giovane donna che stava lavorando come operaia occasionale ebbe la mano amputata. Il datore di lavoro non si stava occupando di lei. Non volevano pagarle alcun risarcimento. Un rinomato avvocato nigeriano, dopo aver letto l'articolo, decise di occuparsi del caso e fece in modo che l’azienda si facesse carico delle proprie responsabilità. Mi chiedo dove sia adesso, ma sono felice, nel mio piccolo, di essere stata d’aiuto.
Una volta scrissi un articolo su dieci uomini che erano stati accusati ingiustamente di rapina a mano armata; dopo la pubblicazione, furono tutti rilasciati. Avrebbero potuto essere morti adesso. Queste sono storie che riguardano la vita delle persone comuni, come noi, e per questo mi stanno a cuore. Spesso, pensiamo che le inchieste giornalistiche debbano essere di grande portata; coinvolgere e, possibilmente mandare in galera, illustri politici o uomini d’affari. Non è necessariamente così. Il giornalismo d’inchiesta è una questione di impatto, e ci sarà impatto fino a quando una persona, o un gruppo di persone, potranno vivere meglio grazie alle storie che scrivo.

Gli Africani progressisti sostengono che il tribalismo è tra i fattori che più ostacolano lo sviluppo del Continente. Lei è nigeriana ed appartiene al popolo Yoruba. Qual è il suo punto di vista su questa affermazione?

Sono d’accordo che sia distruttivo, o perlomeno totalmente inutile, usare la nostra unicità proprio per dividerci. La BBC riconosce la forza della diversità ed è per questo che ha iniziato in Africa la sua più importante espansione sin dagli anni ’40. In Africa, abbiamo adesso dieci canali in lingua; l’Africa Occidentale ha cinque canali, quelli che ho citato sopra, quella Orientale ne ha altri cinque - Swahili, Somali, Ahmaric, Tigrinya e Afaan Oromo.
Questi dieci canali, ai quali si aggiungono l’Inglese africano e il canale dei Grandi Laghi, rendono più democratico l’accesso all’informazione di qualità. Questo è il modo attraverso il quale la BBC assicura che le tribù, le culture e i linguaggi possano unire, piuttosto che dividere il continente.

Marco Sonsini

Editoriale

Giovane, donna, giornalista di inchiesta e Africana. Cosa altro? Oluwatoyosi Ogunseye, questo è il suo nome. Poi però tutti la chiamano Toyosi. Nigeriana Yoruba, popolo dell’Africa occidentale, uno dei più numerosi, che con il suo nucleo centrale e con i molti gruppi affini per lingua e cultura le province sud-occidentali della Nigeria fino alla costa atlantica. L’Africa è il futuro, e Toyosi impersona già l’Africa del futuro, quella che vorrebbe e dovrebbe essere. Colta, appassionata, impegnata, amata, felice. Ci parla di un giornalismo di inchiesta che in Italia non esiste, se mai è esistito. Quel tipo di giornalismo che riesce a far cambiare, poco a poco, le cose per la gente. Questa volta non dedicherò l’editoriale a quello che ha detto a noi, ma a tutto quello che abbiamo appreso su di lei e che ci ha spinti ad intervistarla. Toyosi è sempre pubblicamente grata a chi le ha aperto le porte al giornalismo, a partire dal suo primo ‘capo’ Dipo Kehinde, redattore capo di cronaca nera. Kehinde la presenta a tutte le sue fonti, la porta praticamente in ogni stazione di polizia degli stati di Lagos e Ogun, e le insegna ‘a guardare le persone negli occhi e a porre le domande scomode’. Arriva al punto di conoscere tutti i detenuti e ogni volta che andava a intervistarne uno nuovo, i vecchi, nel vederla arrivare urlavano Lady Sun! ‘immagino che se la spassassero vedendo una giovane donna che si divertiva ad intervistarli’. Un venerdì sera, racconta Toyosi, andò in moto da Apapa a Sango (circa 70 km) e ritorno, solo per raccontare la storia di due uomini arrestati per avere rubato due galline nella fattoria dell’allora presidente Olusegun Obasanjo. Il suo direttore aspettava la storia per il giornale del sabato e ‘non potevo deluderlo’. Di queste storie Toyosi ne potrebbe raccontare a iosa, ma non sarebbero mai abbastanza per descrivere quello che lei definisce ‘il sostegno che ho ricevuto nella mia crescita professionale’. Grata a tutti Toyosi, ma mai consapevole del suo immenso valore. Prende sul serio ogni responsabilità, lavora sodo, non si tira mai indietro, non perde nessuna opportunità che le si presenta, ha iniziativa e dà il meglio di sé in ogni momento. Non rinuncia mai, vuole solo imparare, cambiare e crescere. Ecco cosa dicono di lei tutti quelli che hanno incrociato il suo cammino. Oggi Toyosi è a capo del servizio Africa Occidentale della BBC World. Ma allo stesso tempo sta prendendo un dottorato di ricerca in Politica e Relazioni Internazionali all’Università di Leicester. Per tutto il resto basta leggere questo numero PRIMOPIANOSCALAc. Ma non sarà mai abbastanza. Tutto questo accade in Nigeria. Giovane, donna, giornalista di inchiesta e Africana.

Mariella Palazzolo

Toyosi Ogunseye

Oluwatoyosi Ogunseye dirige, da gennaio 2018, il servizio della BBC World per l’Africa Occidentale. Si occupa di BBC Afrique, Hausa, Igbo, Pidgin è Yoruba. Toyosi, questo è il nome con il quale è conosciuta, ha più di 15 anni di esperienza come giornalista d’inchiesta ed è stata la prima reporter donna nei 45 anni di storia del Punch, il quotidiano più letto della Nigeria.
Ogunseye, che fa anche parte del consiglio del World Editors Forum, è una giornalista nigeriana con la passione dei reportage d’inchiesta. Ha vinto più di 30 riconoscimenti ed è stata la prima nigeriana a vincere il prestigioso premio Knight International Journalism. Toyosi ha anche vinto, nel 2016 il Presidential Precinct Inaugural Young Leader Award, organizzato dalla Casa Bianca, nello stesso anno dell’ex Segretario di Stato statunitense, Madeline Albright.
Ogunseye nel 2014 è tra coloro che hanno ricevuto il Laureate of the African Women in News Leadership Award assegnato dalla World Association of Newspapers. Nel 2014 ha partecipato alla President Barack Obama’s Young African Leaders Initiative, ed è impegnata, in prima persona, in una serie di attività per la valorizzazione dei giovani, come ad esempio parlare in conferenze sia a livello locale che internazionale.
Possiede una laurea in Biochimica dell’Università di Lagos, un Dottorato di ricerca in Giornalismo conseguito presso l’Istituto Nigeriano di Giornalismo, un Master in Media e Comunicazione dell’Università Panatlantica, ed attualmente sta studiando per il Dottorato di ricerca in Politica e Relazioni Internazionali all’Università di Leicester, nel Regno Unito. Toyosi è la prima di quattro figli ed ha ‘genitori e fratelli amorevoli’. Tra i suoi hobby vi sono la lettura, i viaggi, la cucina e trascorrere del tempo insieme ai suoi cari.

Marco Sonsini