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Marzo 2019, Anno XI, n. 3

Dario Nardella

Il sindaco violinista

"Non dimentichiamo la cultura. Dall’inizio del mio mandato ho mantenuto per me questa delega perché ritengo che Firenze sia un tale patrimonio culturale colmo di onori e oneri che il Sindaco deve occuparsene in prima persona."

Telos: Ogni volta che si parla dell’elezione diretta del Presidente del Consiglio, viene utilizzata l’espressione, suggestiva, di Sindaco d’Italia. Ma allora è vero che un Sindaco ha, nell’amministrare la propria città, più potere di quanto non ne abbia oggi il Presidente del Consiglio?

Dario Nardella: Magari, mi verrebbe da rispondere. Ma non scherziamo. La riforma elettorale del 1993, prevedendone l’elezione diretta, ha dato una visibilità prima inedita ai sindaci. Il ruolo dei primi cittadini, già prima a contatto diretto coi propri amministrati, si è così rafforzato tanto che negli anni si sono sviluppate correnti a vario titolo assimilabili a un ‘partito dei sindaci’. In ultimo, anche la nascita delle Città Metropolitane ha contribuito ad aumentare ruolo e visibilità dei sindaci delle città maggiori. Purtroppo la vicinanza col proprio elettorato, con quest’ultimo che affida al sindaco sogni, speranze e malumori di ogni tipo, anche non direttamente a lui imputabili, non va di pari passo con i ‘poteri’ amministrativi concessi. Negli anni, solo per fare alcuni esempi, abbiamo avuto amministrazioni bloccate dal Patto di stabilità, oppure gravate dal taglio dei contributi statali. Ma la suggestione rimane: ritengo infatti l’amministrazione locale insostituibile per imparare la ‘cosa pubblica’ e per non perdere il contatto con i cittadini, e quindi con la realtà, che è forse una delle cose più difficili quando si fa politica ad alti livelli.

La crisi del sistema dei partiti è stata molto probabilmente l’origine del diffuso sentimento anti-politico. Eppure questo distacco tra cittadini e la politica è molto meno forte quando si parla del Sindaco. Riscontra ancora passione politica tra i suoi cittadini?

Sì, senza dubbio. Me ne rendo conto ogni volta che partecipo ad un evento pubblico o semplicemente giro la città. Vedo e sento tanto entusiasmo, tanta voglia di partecipare davvero alla vita della città e anche al processo decisionale. Anche critiche, ci mancherebbe, ma si tratta di osservazioni costruttive, non la denigrazione fine a sé stessa senza alternative concrete. Per questo, durante il mio mandato, ho dato molto spazio alle assemblee con i cittadini, alle ‘maratone di ascolto’ su vari temi, ai sopralluoghi in mezzo ai cantieri e tra le persone, sia io in prima persona che gli assessori della giunta. I cittadini possono contattarmi in vari modi, dalla lettera alla mail al contatto sui social network. E in tanti, mi creda, mi hanno fatto proposte per la città, segno di un amore per Firenze che è molto solido e che è l’essenza stessa, il DNA, dei fiorentini.

Sono quasi trascorsi i 5 anni dalla Sua elezione nel giugno del 2014 a capo di una giunta di centro-sinistra. Quali sono stati i punti caratterizzanti del Suo programma di governo e quali tra questi è riuscito a realizzare per la Sua Firenze?

Firenze sta vivendo un vero e proprio ‘Rinascimento’, con tanti progetti pensati e realizzati. Penso per esempio alla tramvia: solo pochi anni fa Firenze era alle prese con i cantieri mentre oggi è dotata di un sistema di trasporto moderno, competitivo, funzionale ed ecologico, con tre linee che collegano i cittadini e i turisti da un capo all’altro della città. Sempre a proposito di mobilità l’amministrazione ha compiuto un grande investimento sull’elettrico (con quasi 400 punti ordinari di ricarica in città, uno ogni mille abitanti) nonché sul car sharing, con 650 vetture di cui 250 elettriche, e sul bikesharing, con 4000 bici a noleggio e 100mila utenti. Abbiamo inoltre 90 chilometri di piste ciclabili, con l’obiettivo di arrivare a 110 chilometri nel 2020, e un’area pedonale di 400 mila metri quadrati. Vogliamo quindi una città sempre più sostenibile e ‘green’. Ma se penso al Rinascimento di Firenze penso anche all’urbanistica: tanti contenitori dismessi, veri e propri ‘buchi’ neri disseminati in città, stanno trovando nuove destinazioni: dallo Student Hotel alla Manifattura Tabacchi, a Firenze stanno rifiorendo molti spazi che diventano nuove aree di vita, socialità e vitalità per tutti. Non dimentichiamo la cultura. Dall’inizio del mio mandato ho mantenuto per me questa delega perché ritengo che Firenze sia un tale patrimonio culturale colmo di onori e oneri che il Sindaco deve occuparsene in prima persona. In questi anni abbiamo pensato ad una cultura sempre più diffusa e inclusiva, aprendo nuovi spazi espositivi – dal neonato Museo Novecento all’ampliamento del complesso di Santa Maria Novella – e organizzando grandi kermesse come l’Estate Fiorentina, crogiuolo di eventi da maggio a ottobre, o festival come il Jazz Fringe in Oltrarno, Strings City, Firenze Rocks. Per tirare le somme di questi 5 anni abbiamo chiesto un rapporto a un soggetto terzo, la società Depp, che si occupa di progetti di open government e trasparenza per le pubbliche amministrazioni, dal quale è emerso che abbiamo compiuto 251 azioni strategiche tra quelle contenute nel programma di mandato, l'83,27% del totale, mentre l'11,95% è ancora in corso e solo il 4,78% non è stato ancora realizzato. C’è ancora molto da fare e lo faremo nel nostro secondo mandato, in caso di vittoria elettorale. Ma intanto, di questi risultati, ringrazio sentitamente tutti i dipendenti dell'Amministrazione comunale, dal direttore generale all’impiegato, che si sono dati da fare senza sosta per raggiungere un traguardo che è prima di tutto il loro.

A giugno scorso Lei ha dichiarato “Non ho comprato nessun biglietto per Roma o Bruxelles perché mi piace stare a Firenze e voglio restarci, perché sto bene con i miei cittadini e credo che i miei cittadini stiano bene con me”. Le elezioni si terranno entro maggio. Quali sono i motivi alla base della scelta di ricandidarsi?

Non solo non ho comprato biglietti per Roma e Bruxelles, ma un biglietto di sola andata per Roma l’ho addirittura rimandato indietro: nel 2014, infatti, ero deputato e mi sono dimesso per tornare nella mia città e candidarmi a sindaco ‘senza paracadute’. Avevo vissuto un anno intenso, a servizio del mio Paese, e avrei potuto continuare. Ma decisi di rimettermi in gioco a servizio della mia città. Ora lo spirito è quello di cinque anni fa, con una consapevolezza in più: che il cambiamento che abbiamo messo in moto per Firenze ha bisogno di almeno altri cinque anni per realizzarsi appieno. Voler incidere radicalmente nella vivibilità, modernizzazione e sostenibilità di una città non è cosa che possa esaurirsi nell’arco di una legislatura. Abbiamo l’ardimento, la passione e il desiderio accorato di continuare, se i fiorentini vorranno accordarmi ancora la loro fiducia, sulla strada già tracciata.

Marco Sonsini

Editoriale

Dario Nardella, Sindaco di Firenze, è il secondo ospite di quella che, noi di PRIMOPIANOSCALAc, speriamo sarà una lunga serie di interviste ai sindaci italiani e stranieri. Il suo primo, breve mandato, ha come origine un fatto che ha segnato la storia politica italiana degli ultimi anni: Matteo Renzi che da Sindaco di Firenze diventa Presidente del Consiglio nel febbraio 2014. Renzi prima di dimettersi da Sindaco, lo nomina Assessore e Vicesindaco, con il compito di guidare l'amministrazione fino alle elezioni naturali del maggio 2014. Il 25 maggio 2014 alle elezioni comunali ottiene il 59,15% dei voti diventando così ufficialmente Sindaco di Firenze. Un’eredità pesante, quella della sindacatura fiorentina, che ha come faro i tre mandati di Giorgio La Pira. Anche lui un non fiorentino di nascita, come non lo è Nardella, ma che il chiaro e manifesto amore per questa città lo ha reso, agli occhi dei non ‘facili’ Fiorentini, più fiorentino di loro. La Pira viene ricordato come il ‘Sindaco Santo o il Sindaco della povera gente’, ma c’è un elemento della sua storia politica che spesso non è messo in luce: il valore delle città. La Pira definiva le città come ‘beni che derivano dalle generazioni passate e di fronte ai quali le presenti rivestono la figura giuridica degli eredi fiduciari: i destinatari ultimi di questa eredità sono le generazioni successive (…). Nessuno ha il diritto di distruggerle: dobbiamo conservarle, integrarle e ritrasmetterle; non sono nostre, sono d’altri.’ A Firenze è ricordato per il salvataggio della Nuovo Pignone, la Centrale del Latte, la lotta per dare un’abitazione e un lavoro alle famiglie, il quartiere dell’Isolotto, la sistematica opera di asfaltatura della città. E il primo mandato di Nardella per cosa sarà ricordato? Questo ancora non possiamo saperlo, ma una cosa è certa, il Sindaco, come riferisce nella sua intervista, ha commissionato e pubblicato sul sito del Comune di Firenze il Bilancio di fine mandato, bilancio nel quale vengono descritte le azioni di governo, presenti nel programma elettorale, che sono state realizzate e quelle che invece non lo sono state. Non è stato un atto eccentrico o a fini puramente elettorali, ma l’obbligo di relazione di fine mandato è stato introdotto dall’articolo 4 del Dlgs 149/201. Eppure ad oggi, a quanto ci risulta, solo Nardella l’ha commissionata, ad un soggetto terzo, e l’ha pubblicata. Il punto forse più qualificante, quello dunque memorabile, a nostro avviso è stato la realizzazione della tranvia.
Il Sindaco Nardella ci ha poi parlato del valore che assegna alla cultura, ma non ha citato il suo amore per la musica e il suo passato da violinista. Passato che ha inciso parecchio nel suo modo di interpretare la sua attività di politico. In una recente intervista ha così dichiarato: ‘La musica ti insegna ad ascoltare, prima ancora che a suonare. Quando suonavo in orchestra, avevo attenzione al suono intorno a me, prodotto dai miei colleghi. Questo mi ha insegnato la musica, e l’ho portato in politica. Un politico deve conoscere anche il silenzio. In certi pezzi contano più le pause di silenzio delle battute suonate.’ Ecco perché lo abbiamo definito il sindaco violinista, che spera di continuare a suonare una sinfonia di azioni portate a termine per la sua città, in un secondo mandato. Questo lo decideranno gli elettori a maggio prossimo.
L’immagine scelta per la copertina all’intervista al Sindaco di Firenze è il suo giglio, simbolo della città sin dall’XI secolo. Banale direte. E invece no! Il giaggiolo è bianco e viola perché questo colore è quello identificativo della città sin dal Rinascimento, da quando i Rucellai, ricchi commercianti di stoffe, fecero la loro fortuna grazie ad un’erba selvatica scoperta da un loro antenato, tale Alemanno del Giunta. Si racconta che, durante un viaggio nel lontano Oriente, Alemanno scese da cavallo per espletare i suoi bisogni. In quel momento si accorse come al contatto con la sua urina, un'erba selvatica che cresceva lì intorno assumeva pian piano un colore violaceo tutto particolare. Un viola carico e deciso, mai visto fino ad allora. Lorenzo il Magnifico elesse il viola come suo colore di rappresentanza. Il giglio fiorentino del gonfalone in origine era bianco su sfondo rosso, e fu invertito in rosso su campo bianco dai guelfi nel 1266, dopo la cacciata dei Ghibellini. E nessun detto popolare campeggia sulla copertina stavolta, ma un verso del poema in prosa che Dino Campana dedica a Firenze nei suoi Canti Orfici (1913). E che vi regaliamo nella sua interezza, con l’impegno di leggere almeno pagina 43.

Mariella Palazzolo

Dario Nardella

Dario Nardella è il Sindaco di Firenze dal 2014. Nel 2004 è eletto, per la prima volta, Consigliere Comunale. Vicesindaco dal 2009, alle elezioni politiche del febbraio 2013 è stato eletto alla Camera dei Deputati per la XVII Legislatura, dove è stato membro della Commissione attività produttive, commercio e turismo fino alle dimissioni nel febbraio 2014, per tornare a Firenze, chiamato da Matteo Renzi, come Vicesindaco ‘reggente’ e poi candidato Sindaco. Dal gennaio 2015 è anche sindaco della Città Metropolitana di Firenze. Non è fiorentino doc, ma è nato a Torre del Greco in provincia di Napoli, per poi trasferirsi a Firenze nel 1989, dove nel 1998 si è diplomato in violino presso il Conservatorio “L. Cherubini” di Firenze e ha svolto fino al 2004 l’attività professionale musicale. Laureato in giurisprudenza all’Università di Firenze. Nella stessa Università ha conseguito il dottorato di ricerca in diritto pubblico e diritto dell’ambiente e ha poi insegnato Legislazione dei beni culturali.
Nell’ultimo governo Prodi (2006-2008), è stato consigliere giuridico del Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali, Vannino Chiti.
Come dicevamo, nel 2004 ha fatto la sua prima esperienza nel Consiglio Comunale di Firenze, dove ha ricoperto l’incarico di Presidente della V Commissione Consiliare Cultura, Istruzione e Sport. Nel 2009, nuovamente eletto come Consigliere Comunale, ha fatto parte della giunta del Sindaco Matteo Renzi come Vicesindaco con deleghe allo Sviluppo economico e Sport. In quella veste ha presieduto il Comitato promotore che ha permesso a Firenze e alla Toscana di aggiudicarsi la realizzazione dei Mondiali di Ciclismo del 2013. Nel 2005 ha fondato con il prof. Enzo Cheli, il prof. Leonardo Morlino ed altri amici e colleghi universitari la Fondazione “Eunomia”, che attualmente dirige.
Nel 2008 è stato selezionato come giovane politico italiano dal Dipartimento di Stato degli USA nell’ambito dell' «International Visitor Leadership Program».
Nel 2012 è stato nominato Presidente della Consulta nazionale dell’ANCI (Associazione dei Comuni Italiani) per le attività produttive.
Il 21 giugno 2014 è stato eletto coordinatore Anci per le Città Metropolitane. Ha pubblicato volumi e contributi nel campo del diritto pubblico, costituzionale e dei beni culturali con UTET, Il Mulino, Passigli editori e Polistampa.
Sposato con Chiara, Nardella ha tre figli, Cosimo, Amelie e l’ultimo, Francesco, nato il giorno dopo la sua elezione a sindaco nel maggio del 2014.

Marco Sonsini