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Aprile 2019, Anno XI, n. 4

Antonio Decaro

Il Sindaco lobbista per le Città

"(…) molto spesso quello di cui (noi sindaci, n.d.r.) ci lamentiamo è proprio che a un carico tanto imponente di responsabilità non corrisponda altrettanta discrezionalità di scelta. Abbiamo provato anche a scrivere una legge che tenga insieme tutte le semplificazioni delle quali avremmo bisogno. E l’abbiamo illustrata ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari e al Presidente della Camera, Fico."

Telos: Ogni volta che si parla dell’elezione diretta del Presidente del Consiglio, viene utilizzata l’espressione, suggestiva, di Sindaco d’Italia. Ma allora è vero che un Sindaco ha, nell’amministrare la propria città, più potere di quanto non ne abbia oggi il Presidente del Consiglio?

Antonio Decaro: È un parallelo suggestivo, nonostante da un punto di vista strettamente giuridico e formale, sia abbastanza ardito. Io posso parlare dell’esperienza, estremamente gratificante, che ho fatto e sto facendo in questi anni come Sindaco. E, anche sulla base dello scambio di esperienze che mi arricchisce particolarmente da quando presiedo anche l’associazione dei Comuni, non credo sia corretto dire che noi sindaci abbiamo poteri equiparabili a quelli di un Presidente del Consiglio. Abbiamo, invece, moltissime responsabilità. Moltissime e molto varie. Tanto che molto spesso quello di cui ci lamentiamo è proprio che a un carico tanto imponente di responsabilità non corrisponda altrettanta discrezionalità di scelta. Abbiamo provato anche a scrivere una legge che tenga insieme tutte le semplificazioni delle quali avremmo bisogno. E l’abbiamo illustrata ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari e al Presidente della Camera, Fico. A titolo di esempio: ha senso chiederci di presentare le medesime certificazioni allo Stato, nelle sue diverse articolazioni, anche fino a 150 volte? Ha senso che firmiamo noi il trattamento sanitario obbligatorio, le ordinanze veterinarie, l'anagrafe canina, che vidimiamo i registri sulle sostanze psicotrope presenti negli ospedali cittadini? E poi ha senso che questa infinita serie di adempimenti sia identica sia che si governi un capoluogo, sia che si amministri una comunità di 200 anime? A noi non sembra normale che la Sindaca di Roma debba dar corso alle stesse procedure che vengono utilizzate nel Comune di Moncenisio, che ha soltanto 29 abitanti. Io sono convinto invece che a responsabilità debbano corrispondere poteri adeguati, ciascuno per il ruolo che ricopre.

La crisi del sistema dei partiti è stata molto probabilmente l’origine del diffuso sentimento anti-politico. Eppure questo distacco tra cittadini e la politica è molto meno forte quando si parla del Sindaco. Riscontra ancora passione politica tra i Suoi cittadini?

I cittadini ci avvertono come primo avamposto delle istituzioni perché conoscono il nostro nome di battesimo e la nostra faccia. Perché ci incontrano per strada e sanno dove abitiamo. Perché siamo con loro quando c’è da raccogliere le macerie di un terremoto – e quanti sindaci-eroi l’hanno dimostrato in questi anni, purtroppo, durante tante e gravi emergenze – e quando c’è da tenersi per mano per mantenere saldo quel vincolo che fa di ogni Comune, di ogni paese, una comunità. Certo che riscontro il legame che i miei concittadini hanno con me così come riscontro tanta passione nelle persone che ogni giorno incontro. Una passione che è politica nel senso più profondo e letterale del termine: di partecipazione alla vita pubblica, di cura dei beni di tutti. Mi è capitato di recente di averne una nuova riprova. Un candidato aveva pubblicamente sostenuto l’opportunità di mollare un po’ la presa della polizia municipale rispetto alla piaga delle doppie file. Sui social è stata immediata la rivolta di quei cittadini che non intendono piegarsi al mal costume del parcheggio selvaggio, in passato molto diffuso. Sono quei cittadini con cui, in questi anni di sindacatura, abbiamo condiviso l’azione collettiva “Bari per bene”: una grande campagna di responsabilizzazione verso la cura della nostra città. Io credo, dopo cinque anni di esperienza da Sindaco, di poter dire che quella chiamata ha funzionato: tantissimi baresi si sono presi sulle spalle un pezzo della responsabilità che tutti abbiamo nei confronti della nostra città. Senza nulla togliere alle encomiabili battaglie ideali a sostegno dei propri valori, questa è per me la più trasparente rappresentazione di passione politica.

"Voglio iniziare dalle piccole cose" sono state le Sue prime parole nel momento nel quale ha avuto la conferma dell’elezione a Sindaco di Bari nel 2014. Inoltre, dal 2016 Lei è anche Presidente dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI). Quali sono state le piccole, ma grandi, cose raggiunte in questi anni, in ognuno dei due ruoli?

Da presidente dell'ANCI sono molto orgoglioso intanto di aver scoperto il valore di un’associazione che fa della rete tra amministratori, dello scambio di esperienze e del mutuo sostegno, i suoi principi fondamentali. Sono i valori che spiegano la longevità e l’unità dell’associazione dei Comuni italiani. Credo di aver portato il mio contributo in questo lavoro quotidiano, fatto di battaglie in cui a volte è indispensabile anche battere i pugni sul tavolo – penso all’interruzione dei rapporti istituzionali con il governo per difendere i fondi del bando periferie – ma che si vincono solo stando uniti, tutti dalla stessa parte, grandi città e piccoli Comuni, Sindaci di ogni schieramento politico o di qualsiasi collocazione geografica. Da Sindaco di Bari credo che il risultato più importante che abbiamo ottenuto, tutti insieme, è quello di aver costruito una grande comunità attraverso il rafforzamento di grandi e piccoli legami. Una comunità che si tiene insieme attraverso la presa in cura dei beni pubblici, le manutenzioni ordinarie, la condivisione di momenti di passione collettiva e l’attenzione verso chi si trova in un momento di difficoltà. Imparare a stare insieme e a prendersi cura gli uni degli altri è sicuramente il più bel risultato che ho condiviso con la mia città.

Siamo in piena campagna elettorale per il Suo secondo mandato, per il quale è sostenuto da 11 liste, in una coalizione di centro-sinistra. Cosa è rimasto incompiuto e quali saranno le nuove sfide che Lei, e la Sua Giunta, se sarà eletto, dovrete affrontare?

Tante sono ancora le cose da fare. L’ultimo piano delle opere pubbliche varato in Consiglio Comunale pochi giorni fa prevede oltre 400 milioni di euro di investimento per circa 400 interventi da realizzare. Interventi che in questi anni con fatica e lungimiranza abbiamo progettato. Dobbiamo ancora terminare il lavoro di efficientamento delle aziende pubbliche che in questi anni abbiamo risanato sul profilo economico, nei prossimi anni ci concentreremo sul miglioramento dei servizi pubblici, a partire dal trasporto pubblico e dalla raccolta. Poi c’è il grande sogno della riqualificazione della costa sud: cinque anni fa ho preso l’impegno di avviare la fase di progettazione, e lo abbiamo fatto. Ora è tempo di restituire quella grande area della città ai suoi legittimi proprietari: i baresi.

Marco Sonsini

Editoriale

Ho deciso, e me ne prendo tutta la responsabilità, di intitolare l’intervista di PRIMOPIANOSCALAc al Sindaco di Bari, Antonio Decaro, ‘Il Sindaco lobbista’. Spero non se ne abbia a male. Per noi di Telos A&S e per me in particolare, visto che svolgo questa professione da più di 25 anni, vuole essere un complimento. Questa idea non è arrivata per caso, ma trae spunto dall’intervista a Decaro, terza della serie dedicata ai sindaci italiani e stranieri. Decaro sostiene che per il sindaco a fronte di ‘un carico tanto imponente di responsabilità non corrisponda altrettanta discrezionalità di scelta’. E che proprio per questo, i sindaci dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) hanno ‘provato anche a scrivere una legge che tenga insieme tutte le semplificazioni delle quali avremmo bisogno’. Questa proposta di legge è stata poi presentata e illustrata ‘ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari e al Presidente della Camera, Fico’. E continua così, nel parlare del suo incarico di Presidente dell’ANCI ‘Credo di aver portato il mio contributo in questo lavoro quotidiano, fatto di battaglie in cui a volte è indispensabile anche battere i pugni sul tavolo – penso all’interruzione dei rapporti istituzionali con il governo per difendere i fondi del bando periferie - ma che si vincono solo stando uniti, tutti dalla stessa parte, grandi città e piccoli Comuni, Sindaci di ogni schieramento politico o di qualsiasi collocazione geografica’. Quindi, in sintesi, Decaro ha fatto, nel primo caso, una proposta di legge per trovare una soluzione normativa ad un problema che ha un’origine normativa, descrizione icastica dell’attività di lobbying, e nel secondo caso, ha fatto udire la voce di tutti per difendere un interesse, di parte, che però avrebbe contribuito al bene comune, descrizione altrettanto icastica dell’attività di advocacy, che non è altro che un termine alla moda per descrivere sempre l’attività di lobbying. Nel 2016, con il progetto "Periferie Aperte", la Città metropolitana di Bari, della quale Decaro è Sindaco Metropolitano dal 2015, è arrivata prima nella graduatoria del Bando delle Periferie, indetto dal Governo Renzi per la riqualificazione urbana, ed ha ottenuto l'assegnazione di 41 milioni di euro per interventi in vari Comuni. A distanza di 5 anni dalla sua elezione, Antonio Decaro ha deciso di ricandidarsi per un secondo mandato. Nonostante, come dice la canzone rap ‘Colpa di Decaro’ che il Sindaco ha diffuso sulla sua pagina Facebook, tutte le responsabilità di tutto quello che accade siano del primo cittadino del capoluogo pugliese: dal fatto che, dopo la domenica arrivi il lunedì, alle multe date dai vigili fino all’odore del soffritto di cipolla.
Il commento di rito sulla nostra copertina. L’immagine scelta per l’intervista al Sindaco di Bari è il polpo. Ogni città ha i suoi simboli. Chiese, castelli, anfiteatri, torri, teatri, etc. Non sono solo attrazioni turistiche ma incarnano l’anima di un luogo. Anche Bari ha i suoi simboli, la Basilica di San Nicola e la statua del patrono, la Cattedrale, il Castello, il Galletto simbolo della squadra di calcio, i Lampioni del lungomare, il Teatro Petruzzelli... Ma tra questi, qual è il simbolo che più rappresenta Bari e l’animo dei baresi? Si potrebbe fare un sondaggio. Ma basta andare indietro nel tempo e leggendo la storia forse c’è un simbolo che più di altri rappresenta Bari, tanto che gli antichi hanno voluto incastonarlo nel mosaico detto ‘di Timoteo’, databile tra il V e VI secolo. Questo elemento si trova nella Cattedrale di Bari ed è: un polpo. Mentre il pesce rappresenta Cristo, il polpo non è assimilabile a nessun simbolo cristiano. Ergo i baresi del tempo già conoscevano la bontà di questo cefalopode e hanno voluto trasmettere ai posteri questa leccornia. Sulla copertina campeggia un verso tratto da una poesia dal titolo ‘La malasort d'u pulp bares’ di Vito Bellomo, poeta dialettale barese: La chèdd du pulp allor, iè na vit’amàr ma u’ chiù sfrtnat iè cudd ca nascj a Bbàr. Traduzione? Quella del polpo è allora, una vita amara, ma il più sfortunato è quello che nasce a Bari.

Mariella Palazzolo

Antonio Decaro

Antonio Decaro è il Sindaco di Bari dal 2014, della città metropolitana di Bari dal 2015 e Presidente dell'ANCI dal 2016. Inizia la sua esperienza politica nel 2004 quando il Sindaco di Bari Michele Emiliano lo nomina Assessore alla mobilità e al traffico, come tecnico esperto esterno. Grazie al suo impegno per una mobilità sostenibile nel marzo del 2008 riceve il premio “Amico della bicicletta”, assegnato dalla FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) e riceve il riconoscimento “Ambientalista dell'anno 2008”, assegnato da Legambiente. Sin da allora il suo obiettivo è stato quello di liberare il centro città dal traffico e riqualificare gli spazi urbani. Nel 2010 è eletto consigliere regionale della Puglia nella circoscrizione di Bari per le liste del Partito Democratico, e ricopre il ruolo di capogruppo del PD in Consiglio Regionale dal 2010 ad aprile 2013. Nel dicembre del 2012, in vista delle elezioni nazionali del 2013, si candida alle primarie del Partito Democratico, risultando il più votato tra gli uomini nella lista dei candidati del territorio barese e viene quindi candidato dal PD alla Camera dei Deputati per la circoscrizione Puglia, e viene eletto deputato. Ma il suo mandato dura solo un anno, perché, l'11 gennaio 2014 ufficializza - tramite Facebook - la sua candidatura a Sindaco di Bari nelle elezioni amministrative della primavera successiva. Alle elezioni amministrative del 2014 sostenuto da una coalizione di centro-sinistra formata da Partito Democratico, Sinistra Ecologia Libertà, Italia dei Valori, Centro Democratico e nove liste civiche e raccoglie il 49,38% dei voti. Al ballottaggio dell'8 giugno viene eletto Sindaco del comune di Bari battendo, con il 65,40% delle preferenze, il candidato del centrodestra Domenico Di Paola.
Appena eletto Sindaco si dimette dalla carica di Deputato e viene sostituito da Federico Massa.
Ad ottobre 2018 ufficializza la sua candidatura ad un secondo mandato. Antonio Decaro è laureato in ingegneria civile, sezione trasporti, presso il Politecnico di Bari.
Un tocco personale? Sulla sua pagina Facebook leggiamo: Sindaco di Bari. Ingegnere, esperto di trasporti e mobilità. Padre geloso di Giorgia e Chiara. Aspirante cantante professionista di Karaoke.

Marco Sonsini