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Dicembre 2020, Anno XII, n. 12

Enzo Bianco

Il Sindaco dei Sindaci

"Da Sindaco mi sono sempre rivolto a tutti, ma in particolare a quelli che volevano contribuire davvero alla rinascita della città. Non fa il bene della propria Città chi critica tutto a prescindere, standosene comodamente seduto sul divano o al computer. Una città si salva se tutti ci rimbocchiamo le maniche e lavoriamo per migliorarla"

Telos: Ogni volta che si parla dell’elezione diretta del Presidente del Consiglio, viene utilizzata l’espressione, suggestiva, di Sindaco d’Italia. Ma allora è vero che un Sindaco ha, nell’amministrare la propria città, più potere di quanto non ne abbia oggi il Presidente del Consiglio?

Enzo Bianco: Purtroppo non è così. L’elezione diretta del Sindaco, introdotta nell’Ordinamento Italiano nel 1993, sotto la pressione del Movimento Referendario di Mario Segni (ero il suo vice presidente), è stata una delle Riforme Istituzionali che ha funzionato meglio nel nostro Paese. Pensate solo che la vita media delle Amministrazioni Comunali in Italia era di 11 mesi (nella mia Città, Catania, solo sei!). Molti cittadini non facevano in tempo ad imparare il nome del Sindaco. E quella elezione diretta è servita anche a riconciliare il rapporto fra cittadini e Istituzioni, dopo la crisi pesante di Mani Pulite. Ma è servita soprattutto a dare al governo delle Città progettualità e visione; le nostre Città – tutte, indipendentemente dal colore politico di chi le ha guidate – hanno oggi un volto assai diverso rispetto a 25 anni fa. Purtroppo però, l’autonomia di cui godono i Sindaci eletti direttamente non è pari alle responsabilità che i cittadini hanno loro affidato. Troppi vincoli, troppa burocrazia, troppi passaggi di carte! Molti progetti si bloccano per un nonnulla. La prima riforma da fare è quella di dare autonomia a chi ha responsabilità.

La crisi del sistema dei partiti è stata molto probabilmente l’origine del diffuso sentimento anti-politico. Eppure questo distacco tra cittadini e la politica è molto meno forte quando si parla del Sindaco. Riscontra ancora passione politica tra la gente che incontra?

La passione politica in tanti c’è sempre. Negli ultimi anni, e non solo da noi, questa passione è stata “turbata” da emozioni irrazionali: paure e rancori, che hanno avuto una pesante incidenza anche sulle scelte elettorali. Ma, nelle Città, quando si parla di problemi concreti, il rapporto è molto più diretto. Il Sindaco, in un piccolo comune come in una grande città, il giorno dopo avere adottato una scelta, capisce immediatamente come i cittadini l’hanno presa. Anche solo da come ti guarda il cameriere al bar mentre prendi il caffè. Questa è la politica delle cose concrete. E su questa, la passione c’è!

La Sua è una storia politica molto intensa: Deputato sia dell'Assemblea Regionale Siciliana che del Parlamento Italiano, Senatore, Ministro dell’Interno. L’elemento di spicco è senza dubbio quello di aver ricoperto il ruolo di Sindaco di Catania per ben quattro mandati, e persino sindaco metropolitano della sua città dal 2016 al 2018. Differenze e similitudini tra i vari ruoli che ha ricoperto?

La differenza più grande è proprio quella della immediatezza, del riscontro istantaneo, del senso di concretezza. Ovviamente nella guida del Ministero dell’Interno, nella Presidenza del Comitato Parlamentare di Controllo sui Servizi, nella Presidenza della Commissione Affari Costituzionali del Senato, negli incarichi internazionali che ho ricoperto, le soddisfazioni e le amarezze sono egualmente tante. E credo aiuti chi deve governare il Paese avere avuto esperienze amministrative locali. Anzi aiuta molto! Lo prevederei quasi come obbligatorio…

Presidente del Consiglio nazionale dell’ANCI, confermato nel 2019, Associazione che ha contribuito a rilanciare nel lontano 1995. E dal 1994 è il rappresentante italiano del Comitato Europeo delle Regioni (CdR) un organo consultivo dell'UE composto da rappresentanti eletti a livello locale e regionale provenienti da tutti i 27 Stati Membri. Cosa ci racconta di queste sue esperienze?

La cosa della quale sono più orgoglioso è che in entrambe le esperienze ho cercato di costruire uno spirito di squadra. Certo, le differenze politiche sono importanti. Ma quando si sta dentro Organismi Istituzionali lo spirito di squadra è indispensabile, e sono convinto che questa sia la ragione per la quale, per questi incarichi, sono stato eletto all’unanimità. Tutte le volte. Con un riconoscimento di lealtà anche dai miei avversari politici. Vengo dalla scuola di Ugo La Malfa, di Bruno Visentini, di Giovanni Spadolini. È un elemento costitutivo del mio DNA.
Quando si lavora con questo spirito, i risultati, prima o dopo, arrivano.
Mi permetto di suggerire che chi ricopre incarichi istituzionali deve avere questa propensione.
Ad esempio, l’unità dell’Anci, testimoniata dalla conclusione unitaria dell’ultimo Congresso del 2019, è stata e sarà un elemento di straordinaria forza per l’Associazione. Le ha conferito una compattezza fondamentale con la quale abbiamo potuto chiedere al Governo e al Parlamento di avere più attenzione e considerazione delle Autonomie dei Sindaci.
Da Sindaco mi sono sempre rivolto a tutti, ma in particolare a quelli che volevano contribuire davvero alla rinascita della città. Non fa il bene della propria Città chi critica tutto a prescindere, standosene comodamente seduto sul divano o al computer. Una città si salva se tutti ci rimbocchiamo le maniche e lavoriamo per migliorarla. Il traffico si elimina se tutti decidiamo che è sbagliato parcheggiare in doppia fila o non rispettare le regole minime di convivenza civile. La città è pulita se tutti contribuiamo a mantenerla tale. E a questo proposito vorrei raccontare un episodio, piccolo se volete, ma secondo me enorme. Nell’ultimo anno del mio mandato eravamo alle prese con la rivoluzione della raccolta differenziata dei rifiuti. Ebbene, al villaggio Santa Maria Goretti, cioè in periferia, abbiamo raggiunto il 60% di differenziata! Sembrava un miracolo ma era vero. Un risultato ottenuto grazie all’opera di sensibilizzazione della preside dell’Istituto Fontanarossa, Patrizia Tumminia, e del parroco, Paolo Riccioli. È la dimostrazione che quando si lavora tutti insieme, come dovrebbe fare una comunità, tutto è possibile.
Con il gioco di squadra abbiamo vinto battaglie impossibili. Persino liberato interi quartieri dalla mafia nella mia Città, collaborando con le altre istituzioni della Repubblica. E sono esperienze che non si dimenticano.

Marco Sonsini

Editoriale

Inizialmente questa intervista doveva intitolarsi ‘Il Presidente dei Sindaci’ come omaggio alla carica di Presidente del Consiglio Nazionale dell’ANCI, alla quale il nostro ospite, Enzo Bianco, è stato eletto all’unanimità dai Sindaci di Italia, ormai da due mandati. Ma sarebbe stato riduttivo, se non addirittura fuorviante. Bianco, che nella sua vita ha ricoperto ruoli politici, governativi, ma anche di impresa, di ogni tipo, è e sarà sempre lo storico Sindaco di Catania.
Lo è stato per ben 4 mandati, sia prima che dopo la Legge del 1993 che portò all’elezione diretta del Primo Cittadino, riforma della quale fu artefice, insieme a Mario Segni. E di queste sindacature ne porta ancora il segno. Basta vedere la luce, ancora più vivace del solito, che illumina gli occhi di questo signore gentile, colto, pacato, quando parla di quelle esperienze. Ecco perché il titolo è diventato ‘Il Sindaco dei Sindaci’. Un’intervista, la sua, profonda e divertente al tempo stesso, dove ogni carica da lui ricoperta diventa non un vanto, ma un momento di servizio alla comunità o al Paese. Ci racconta come è passato dall’immagine, un po’ folkloristica, di “Enzo, ‘u ciuraru”, come veniva definito simpaticamente da alcuni durante i suoi primi mandati, cioè del sindaco che si era curato solo dell’aspetto esteriore della città (cosa che fra l’altro riconosce ancora come valida e che rifarebbe perché ‘in quegli anni Catania era bellissima’) a un’immagine più concreta. Una sorta di periodo dell’effervescenza giovanile, sfociato poi in quello della maturità, che gli ha permesso, di raggiungere obiettivi inimmaginabili, come ‘liberare, insieme alle altre Istituzioni, interi quartieri dalla mafia’.
Il suo impegno per la legalità, per la difesa dei diritti, lo porta, tra l’altro ad essere nominato Ministro dell'Interno, e qui vara il progetto della ‘Polizia di prossimità’. Vicinanza alle persone che Bianco rivendica quando definisce i Sindaci ‘sentinelle della comunità’. Ribadisce che nell’emergenza Covid, si sono ancor di più rivelati ‘sentinelle della coesione sociale, registi degli aiuti ai milioni di cittadini piegati dal lockdown’ e saranno fondamentali nella gestione dei fondi che arriveranno sul territorio dal Fondo di Ripresa e Resilienza. Il suo motto è ‘gioco di squadra’, e per questo, nel suo discorso all’ultima Assemblea Nazionale dell’ANCI, ha ricordato il suo ruolo nel ‘fondare’ questo momento di incontro, nel quale ‘amministratori di ogni colore politico, animati dallo stesso sentimento’ potessero scambiarsi esperienze e ‘copiare le buone pratiche’. Sulla copertina di dicembre, dove, come di prassi, la lettera iniziale della città si fonde graficamente con l’animale che la rappresenta, anche se geneticamente modificato, giganteggia l’elefante, il liotru simbolo della città di Catania. Lo troviamo nella fontana del Vaccarini in piazza Duomo, nello stemma del Comune, della Provincia e dell’Università, nelle decorazioni esterne del Palazzo Municipale (chiamato Palazzo degli Elefanti) e nello stesso nome che i Mori diedero a Catania ‘Balad-el-fil’ o ‘Medinat-elfil’, la città dell'elefante. È diventato l’emblema della ‘catanesità’, tanto che quelli doc si autodefiniscono ‘marca liotru’.
Con questo numero di dicembre, tutti noi di Telos A&S, vi auguriamo un Buon e intimo Natale ed un sereno 2021. Che sia migliore del 2020, anche se, basterebbe poco!

Mariella Palazzolo

Enzo Bianco

Enzo Bianco è il Presidente del Consiglio Nazionale ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), dal 2014, quando venne eletto per la prima volta, e rieletto, ancora una volta all’unanimità, nel 2019. Nel 2015 è stato eletto Capo della delegazione Italiana al Comitato delle Regioni e adesso, per il quinquennio 2020-2025, è membro dell’Ufficio di Presidenza della stessa Istituzione. Dal 2018 è Consigliere comunale di Catania.
Bianco è stato per la prima volta Sindaco di Catania dal 1988 al 1989, un breve periodo che tuttavia fece vivere alla città la 'primavera catanese'. Nel 1991 entra nell’Assemblea Regionale Siciliana e nel 1992 alla Camera dei Deputati, nelle liste del Partito Repubblicano. In quell’anno ha lavorato alla Legge sull'elezione diretta del Sindaco (L. 81/1993), in collaborazione con il Movimento referendario di Mario Segni, del quale era Vice Presidente. Nel 1993 viene eletto Sindaco di Catania e nel 1997 è rieletto al primo turno. Nel frattempo, dal 1995 al 1999, è Presidente ANCI.
Nel 1999 entra a far parte del Governo D’Alema II come Ministro dell’Interno, incarico che gli viene confermato, nel 2000, dal Governo Amato II.
Nel 2001 torna alla Camera dei Deputati, eletto nelle liste della Margherita, e dal 2001 al 2006 è Presidente del Comitato Parlamentare per i Servizi di Informazione e Sicurezza e per il Segreto di Stato (COPACO). Nel 2006 viene eletto al Senato della Repubblica ed è Presidente della Commissione Affari costituzionali. È rieletto nel 2008.
Nel 2013, per la quarta volta è Sindaco di Catania e a giugno 2016 diventa il primo Sindaco della Città Metropolitana.
Enzo Bianco è un avvocato esperto di finanza internazionale.
Nel corso della sua carriera, ha ricevuto numerose onorificenze, tra le quali: Cavaliere di Gran Croce Federale della Repubblica Tedesca, Ufficiale della Legione d’Onore della Repubblica Francese, Grand’Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Ha inoltre vinto il Premio nazionale “Braille”, per la sua attività dedicata alle persone non vedenti.
Appassionato di cucina, colleziona vecchie ricette di famiglia, in particolare dell’antica cucina siciliana. Patito di musica classica, con un penchant per Mozart, è anche un grande viaggiatore: ha visitato/lavorato in oltre 70 Paesi.
È nato ad Aidone (EN) ma vive a Catania dall’età di nove anni. Ha 69 anni.

Marco Sonsini