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Gennaio 2017, Anno IX, n. 1

Jason Brennan

Hobbit, hooligan e vulcaniani. Una democrazia da fiction

“L’epistocrazia tenta di “correggere” la democrazia riducendo il potere degli elettori disinformati. L’idea è di mantenere il potere ampiamente diffuso, non concentrato nelle mani di pochi esperti, ma nonostante ciò assegnare un peso minore ai voti degli elettori ignoranti e male informati.”

Telos: ‘Democrazia Addio - Benvenuta Epistocrazia’. Questa frase riassume la soluzione che Lei propone verso una differente forma di Governo?

Jason Brennan: La democrazia ripartisce il potere tra la maggioranza. Ma questo dà origine a un problema. Dal momento che i voti individuali non sono differenziati tra loro, ciascun elettore può permettersi di rimanere ignorante o di compiere scelte politiche faziose e irrazionali.
Non è che gli elettori siano stupidi. Piuttosto, sono gli incentivi ad essere sbagliati. Per analogia, immaginiamo che un professore universitario abbia una classe numerosa di 2000 studenti. Supponiamo che dica: “Tra tre mesi esatti, faremo un esame finale. Non riceverete un voto personale; ma, calcolerò la media di tutti i voti, e ognuno riceverà lo stesso voto”. La media dei voti sarebbe 4 o 4 e 1/2. In questo modo gli studenti non avrebbero alcun incentivo ad imparare. Allo stesso modo funziona con la democrazia.
La democrazia è il governo del popolo, ma la maggior parte della gente non ha la più pallida idea di cosa stia facendo. Ogni due anni, l’American National Election Studies analizza le conoscenze di base dei cittadini statunitensi. In generale, questi studi rilevano che il 25% degli elettori sono ben informati, il 50% sono ignoranti, e il restante 25% sono male informati (ovvero, hanno sbagliato al 50% le risposte ai quesiti a scelta multipla). Gli astenuti ottengono risultati anche peggiori.
Fate conto che questi studi prendono in considerazione soltanto le conoscenze di base - ad esempio, chi è il Presidente USA o qual è il tasso di disoccupazione. Quando indaghiamo quali elettori hanno conoscenze in Scienze sociali, riscontriamo una situazione anche peggiore. Questo è importante dal momento che nelle scelte politiche la posta in gioco è elevata. Per conquistare il potere, i politici devono portare avanti politiche che abbiano presa sugli elettori. Ma se gli elettori fossero ben informati, sosterrebbero politiche differenti da quelle che in effetti appoggiano.
Per esempio, l’agenda politica anti-immigrazione, contro il libero commercio di Donald Trump, si rivolge in prima istanza agli elettori non informati, mentre in generale i cittadini con un elevato livello di informazione respingono queste politiche.
In breve, cattivi elettori portano ad un cattivo governo che porta a sua volta a cattivi risultati. L’epistocrazia tenta di “correggere” la democrazia riducendo il potere degli elettori disinformati. L’idea è di mantenere il potere ampiamente diffuso, non concentrato nelle mani di pochi esperti, ma nonostante ciò assegnare un peso minore ai voti degli elettori ignoranti e male informati. Per esempio, l’epistocrazia potrebbe riconoscere voti extra ai cittadini che superano un test di conoscenza politica di base, o potrebbe dare il diritto di voto solo a coloro che superano un test di conoscenza di base, oppure potrebbe riconoscere ad un gruppo di esperti in materie economiche il diritto di porre il proprio veto sulle cattive regolamentazioni. A molti, questo sembrerà inaccettabile perché pensano che le persone hanno il diritto naturale a un voto che sia uguale per tutti. Ma, come dimostro nel mio libro, le argomentazioni filosofiche a sostegno della democrazia sono sorprendentemente fragili. Siamo stati educati sin da bambini a credere che la democrazia rappresenti un obiettivo in sé. Io credo che questo sia uno sbaglio. La democrazia è uno strumento; niente di più. È un metodo tramite il quale si compiono scelte politiche. Se siamo in grado di trovare uno strumento migliore, o che funziona meglio, dovremmo sentirci liberi di usarlo.

Elettori competenti per governi competenti è un’altra interessante prospettiva della Sua teoria. I Governi di oggi non sono competenti? Se è così, cosa si dovrebbe fare per ribaltare questa situazione?

L’idea che sottostà all’epistocrazia non è che i bene informati hanno il diritto di governare, bensì che l’inesperto abbia il diritto di non essere governato da un incompetente. Facciamo un’altra analogia: supponiamo vi sia un processo per omicidio. Supponiamo di avere una giuria composta da nove giudici. Supponiamo che tre di questi giudici siano completamente ignari dei fatti e decidano che l’imputato sia colpevole, dopo aver giocato a testa o croce con una monetina. Supponiamo che altri tre giudici abbiano prestato attenzione ai fatti, che sembrano indicare che l’imputato sia innocente, ma decidano di considerarlo colpevole comunque perché a loro non piace. Supponiamo che gli ultimi tre giudici considerino l’imputato colpevole perché credono in qualche bizzarra ed irrazionale teoria della cospirazione. In questo caso, penseremmo che i giudici hanno agito in maniera sbagliata, e che la loro decisione non dovrebbe essere rispettata.
Hanno l’obbligo verso l’imputato, e verso la società che rappresentano, di decidere in maniera consapevole e in buona fede.
Questo ragionamento è valido sia per l’elettorato che per ogni Governo.
Quando eserciti il potere su altri individui, hai il dovere di agire in maniera competente e in buona fede. Ma in democrazia, la maggior parte degli elettori (non una semplice minoranza, bensì la maggioranza) agiscono da incompetenti.
I più non conoscono neppure gli elementi più importanti per votare alle elezioni e ai referendum, e mancano delle conoscenze necessarie per valutare questi fatti. Per esempio, nel caso del voto sulla Brexit, i sostenitori del “leave” hanno seriamente sovrastimato la percentuale di immigrati nel Regno Unito provenienti dall’UE, così come hanno sovrastimato l’ammontare delle risorse che il Regno Unito versa all’UE, mentre hanno sottostimato la quota di investimenti esteri che proviene dai Paesi UE.
La buona notizia è che mentre gli elettori sono per lo più incompetenti, i burocrati, i politici, i giudici ed altri nel Governo godono di un margine di autonomia, e possono spesso agire in maniera indipendente o differente rispetto alla volontà degli elettori. Alcune volte utilizzano quest’indipendenza per il meglio; altre volte no.

Il modo in cui classifica gli elettori è sorprendente. Lei li definisce Hobbit, Hooligan e Vulcaniani. Di cosa si tratta?

Ne “Il Signore degli anelli”, gli hobbit non si curano molto di quello che accade nel mondo esterno. Vogliono soltanto fumare la pipa, curare l’orto e mangiare. Il loro omologo nella società è un cittadino che non si interessa molto alla politica, ha poche opinioni sulle questioni politiche, sa poco di politica, e non partecipa.
Circa metà dei cittadini statunitensi - in particolare, quelli che non vanno a votare - sono hobbit.
Gli hooligan del calcio conoscono perfettamente il loro sport, ma sono tribali e faziosi. Per loro, essere tifosi fa parte della loro identità. Odiano i tifosi delle altre squadre.
L’omologo nella società sarebbe un cittadino che possiede solide convinzioni politiche, odia coloro che sostengono altre idee, ne sa parecchio di politica ma è fortemente prevenuto e legge soltanto le notizie che possono confermare le sue opinioni. L’elettore tipo negli USA è un hooligan.
In Star Trek i vulcaniani sono pensatori, scientifici e iper-razionali. L’omologo nella società sarebbe un cittadino che conosce molto la politica, non fedele per partito preso alle proprie idee ed è disposto a cambiare la propria opinione di fronte a nuovi elementi. Difficilmente siamo così. Questo è un problema per la democrazia perché molte teorie su come la democrazia dovrebbe funzionare presuppongono che gli individui agiscano come vulcaniani, mentre in realtà tutto ciò che abbiamo sono hobbit o hooligan.

Teorie simili alla Sua sono spesso accusate di essere elitarie. Come replica?

È “elitario” anche dire che gli idraulici ne sanno più degli altri di tubature. Eppure nessuno si offende quando sente questa affermazione.
Nessuno penserebbe di me che sono un elitario se dicessi che conosco meglio io l’Economia rispetto a mio figlio Keaton di 5 anni. Eppure Keaton è più preparato in Economia di quanto non sia l’elettorato USA nel suo insieme. Dopo tutto, Keaton è completamente inconsapevole e agnostico, non ha opinioni rispetto a nulla. Al contrario, il pubblico USA sostiene la screditata teoria economica del mercantilismo, che è stata confutata centinaia di anni fa. Keaton è ignorante, ma quell’elettorato è peggio che ignorante.
L’elettorato nella maggior parte dei Paesi avrebbe bisogno di essere meglio informato prima che l’accusa di elitarismo alla mia teoria possa essere una critica accettabile.

Marco Sonsini

Editoriale

Populista è un insulto o un complimento? Dipende da cosa si intende per populismo. Se pensate che un movimento populista dia voce a coloro che sono marginalizzati, ai piu deboli, beh allora populismo è una cosa buona. Se invece per populismo si intende una massa di persone poco informate che spingono i governi a mettere in atto politiche controproducenti, allora forse proprio un complimento non è. E cosi la pensa Jason Brennan, autore del volume Against Democracy, e nostro primo intervistato dell'anno. Un argomento spinoso, anche se di grandissima attualita. Brennan sostiene che siamo tentati di vedere nei movimenti populisti coloro che si stanno riprendendo il potere, che si ribellano contro una manciata di politici corrotti e incompetenti. Ma cosi diamo loro piu credito di quanto non meritino - continua - perché i loro elettori sono per la maggior parte poco informati. Ci racconta che l'American National Election Studies, (un'organizzazione che studia il voto, l'opinione pubblica e la partecipazione politica), attraverso i sondaggi che fa di routine, scopre sempre che la maggior parte degli elettori sono molto poco informati (per fortuna non abbiamo in Italia nulla di simile!). L'ANES sostiene che gli elettori americani sanno a mala pena chi è il presidente in carica, non hanno idea della percentuale di disoccupazione (ad esempio), non hanno idea di quanto spenda il governo, o di quello che il governo ha fatto l'anno precedente. Un terzo degli Americani pensa che il versetto degli Atti degli Apostoli 'Ognuno secondo le sue capacita, a ognuno secondo i suoi bisogni', reso celebre da Marx, faccia parte della Costituzione americana. La stessa percentuale non sa citare i tre poteri dello Stato, e ancor di meno conosce i nomi dei propri rappresentanti a Washington. Il Prof. Brennan pero ci tiene a sottolineare che i cittadini non sono affatto stupidi, semplicemente a loro non importa nulla. Possono permettersi di rimanere ignoranti, o indulgere in false e irrazionali convizioni politiche. In effetti capire come votare bene ed essere in grado di capire quando un governo meriti di essere cacciato via è molto faticoso e necessita un alto livello di conoscenza. Dovremmo sapere:1) chi è stato al potere; 2) quali fossero i reali poteri in mano a quella persona; 3) quali fossero le possibili opzioni politiche e di governo; 4) a quali risultati possibili avrebbero portato scelte diverse. Brennan allora ci presenta un'alternativa alla democrazia: l'epistocrazia. Non un'idea nuova, ma ha progenitori importanti, da Platone, a Mills. Ma il termine nasce nel 2008, coniato da David Estlund, filosofo della politica della Brown University. Brennan parla e scrive con uno stile che oserei definire da pugile, e demolisce colpo dopo colpo la debole logica e le affermazioni pietistiche. Divide gli elettori in categorie, e sostiene che il diritto al voto bisogna guadagnarselo con la conoscenza. Ma come funzionerebbe l'epistocazia in concreto? Brennan non entra nei dettagli, comprensibilmente. Ma lancia un sasso nello stagno, anzi una montagna nello stagno che di schizzi ne produce tantissimi, quasi uno tsunami. Il dubbio se populista sia un insulto o meno non è del tutto chiarito, ma una cosa è certa: nel 2017 (e anche prima) apostrofare qualcuno o qualcosa come elitario lo è. E forse a sproposito.

Mariella Palazzolo

Jason Brennan

Jason Brennan regge la cattedra Robert J. and Elizabeth Flanagan Family ed è professore associato del Rettore in Strategia, Economia, Etica e Politiche Pubbliche alla McDonough School of Business presso l’Università di Georgetown. Tra i principali argomenti dei suoi scritti, la teoria della democrazia, la critica della concezione del voto come dovere civico, il rapporto tra competenza ed esercizio del potere, la libertà ed i fondamenti morali della società commerciale. È stato definito dal Wall Street Journal “uno dei maggiori esperti mondiali nella teoria politica ed elettorale”. È famoso per essere propugnatore del cosiddetto bleeding-heart liberarianism (libertarianismo dal cuore d’oro), una filosofia politica che concilia l’esaltazione libertaria delle libertà economiche e civili con l’enfasi sulla giustizia sociale. È autore di saggi quali Against Democracy (Princeton University Press, 2016), Markets without Limits, scritto insieme con Peter Jaworski (Routledge Press, 2015), CoLibertarianism: What Everyone Needs to Know (Oxford University Press, 2012), The Ethics of Voting (Princeton University Press, 2011) e, con David Schmidtz, Breve storia della libertà (IBL libri, 2013 in Italia).
Brennan è cresciuto tra Tewksbury, Massachussets, e Hudson, New Hampshire. Ha frequentato la Case Western Reserve University e l’Università del New Hampshire, per poi ottenere il Ph.D. in filosofia presso l’Università dell’Arizona sotto la guida di David Schmidtz. A partire dal 2006-2011 è stato prima ricercatore in Scienza della Politica, quindi assistente in Filosofia alla Brown University.
Attualmente sta scrivendo Global Justice as Global Freedom, insieme con Bas van der Vossen e Cracks in the Ivory Tower: the Bad Business Ethics of Higher Ed, insieme con Phil Magness, enbrambi per Oxford University Press. È coautore, insieme con David Schmidtz e Bas Van der Vossen, del Routledge Handbook of Libertarianism, di prossima pubblicazione. Jason è sposato, ha due figli e vive nei sobborghi di Washington, D.C.

Marco Sonsini