
COSA SAI DELLE ISOLE SOLOMON?
“Per troppo tempo il mondo ha guardato alle Solomon per la loro posizione strategica. È arrivato il momento di guardarle per ciò che sono: una nazione con una propria voce e un proprio futuro.”
Telos: Quali saranno le Sue tre decisioni nei primi cento giorni di governo?
MATTHEW WALE: Nei primi cento giorni il mio governo si concentrerà su tre priorità fondamentali. La prima sarà rafforzare la trasparenza, l'integrità e la responsabilità delle istituzioni pubbliche, perché la fiducia dei cittadini è essenziale per il buon governo. La seconda sarà affrontare le questioni economiche che incidono sulla vita quotidiana delle famiglie, con particolare attenzione alle opportunità per i giovani e alla creazione di posti di lavoro. La terza sarà avviare un confronto costruttivo con le province, le comunità e il settore privato per definire una visione condivisa dello sviluppo nazionale. Vogliamo costruire un Paese più forte, più equo e più unito, nel quale i benefici della crescita raggiungano tutti i cittadini.
Come intende bilanciare le relazioni con Cina, Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti?
Come Stato indipendente e membro della famiglia del Commonwealth, le Isole Solomon intendono mantenere relazioni con tutti i partner internazionali. Tuttavia, il mio governo ritiene che la sicurezza nazionale e la politica estera debbano essere guidate dalla trasparenza, dalla responsabilità democratica e dall'interesse del popolo delle Solomon. Per questo abbiamo avviato una revisione dell'accordo di sicurezza firmato con la Cina nel 2022. Si tratta di un'intesa che consentiva, su richiesta del governo delle Solomon, il dispiegamento di personale di sicurezza e di polizia cinese nel Paese e che ha suscitato un ampio dibattito a livello regionale e internazionale. Molti cittadini hanno espresso preoccupazioni non solo sul contenuto dell'accordo, ma anche sul modo in cui è stato negoziato e sulla limitata possibilità di un adeguato scrutinio pubblico e parlamentare. Il nostro governo ritiene che decisioni di tale importanza debbano essere valutate con la massima attenzione e trasparenza. Parallelamente, abbiamo avviato con l'Australia un percorso per negoziare un nuovo trattato globale di cooperazione che rafforzi i rapporti tra i nostri Paesi in materia di sicurezza, sviluppo economico, formazione e resilienza delle comunità. Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti sono partner storici delle Isole Solomon e intendiamo rafforzare queste relazioni senza rinunciare a mantenere un dialogo aperto e rispettoso con la Cina. La nostra priorità non è scegliere tra le grandi potenze. Per troppo tempo il mondo ha guardato alle Solomon per la loro posizione strategica. È arrivato il momento di guardarle per ciò che sono: una nazione con una propria voce e un proprio futuro.
Turismo, pesca e risorse naturali: dove vede il maggiore potenziale di sviluppo?
Le mie isole dispongono di straordinarie risorse naturali e di un patrimonio ambientale unico. La pesca continuerà a rappresentare uno dei pilastri della nostra economia e intendiamo aumentare il valore che essa genera per il Paese attraverso maggiori investimenti e una più forte partecipazione delle comunità locali. Allo stesso tempo vedo un grande potenziale nel turismo sostenibile, capace di valorizzare la nostra cultura, la nostra storia e la bellezza delle nostre isole. Per quanto riguarda le risorse naturali, la nostra responsabilità è garantire che il loro utilizzo sia sostenibile e che i benefici restino nelle Isole Solomon. Il nostro obiettivo è costruire un'economia più diversificata e capace di creare opportunità per le future generazioni.
Qual è stata la lezione più importante imparata durante gli anni all'opposizione?
Gli anni trascorsi all'opposizione mi hanno insegnato che il cambiamento politico raramente segue i tempi che vorremmo. Ho conosciuto sconfitte e delusioni. Penso al 2019, quando molti di noi speravano che il Paese imboccasse una strada diversa e invece il Parlamento fece un'altra scelta. Penso anche al dibattito che accompagnò l'accordo di sicurezza con la Cina nel 2022, una decisione che a mio avviso avrebbe meritato un confronto pubblico e parlamentare molto più ampio, considerata la sua importanza per il futuro delle Isole Solomon. Ho compreso che molti cittadini condividono la stessa preoccupazione: la sensazione che troppo spesso le decisioni più importanti vengano prese lontano da loro e che i benefici della crescita economica non siano distribuiti in modo equo. È ciò che ho spesso definito elite capture: la concentrazione del potere, delle opportunità e delle risorse nelle mani di pochi, mentre la maggioranza resta ai margini. È questa convinzione che ha guidato il mio impegno politico e che continuerà a guidarmi oggi come Primo Ministro. Se c'è una lezione che porto con me, è che il cambiamento richiede determinazione, coerenza e la capacità di continuare ad ascoltare anche quando non si è al governo. Le sfide delle Isole Solomon non si risolveranno in una notte, ma credo che il nostro Paese abbia oggi l'opportunità di costruire istituzioni più forti, più trasparenti e più vicine ai cittadini.
Editoriale
Le Solomon sono un arcipelago di oltre novecento isole disseminate nel Pacifico meridionale, a est della Papua Nuova Guinea e a circa duemila chilometri dall'Australia. Ospitano poco più di settecentomila abitanti distribuiti su un territorio vastissimo dal punto di vista marittimo ma relativamente ridotto sulla terraferma. Foreste tropicali, vulcani, barriere coralline tra le più ricche del pianeta e alcuni dei fondali più spettacolari del Pacifico fanno delle Solomon una delle destinazioni naturalistiche più straordinarie e meno conosciute del mondo. Le acque che circondano l'arcipelago conservano inoltre numerose testimonianze della Seconda guerra mondiale, dai relitti navali agli aerei affondati durante la campagna di Guadalcanal, una delle battaglie decisive del conflitto nel Pacifico. Ma le Solomon entrano nel dibattito internazionale quando qualcuno teme che possano finire nell'orbita di qualcun altro. Negli ultimi anni è stata la Cina a richiamare l'attenzione del mondo su questo Paese: l'accordo di sicurezza siglato nel 2022 con la Cina, che autorizzava il possibile dispiegamento di personale di sicurezza cinese nell'arcipelago e lasciava intravedere l'ipotesi di una futura presenza strategica di Pechino nel Pacifico meridionale, trasformò improvvisamente le Solomon da remoto arcipelago tropicale a terreno di confronto tra grandi potenze. A rendere ancora più controversa l'intesa fu il modo con il quale venne negoziata: con un livello di riservatezza che molti giudicarono incompatibile con la portata storica della scelta. Per qualche mese sono diventate un caso geopolitico. Poi, come spesso accade ai piccoli Stati, sono tornate nell'ombra. Le Solomon sono una monarchia parlamentare del Commonwealth, riconoscono Re Carlo III come capo dello Stato e condividono con altri Paesi del Pacifico istituzioni modellate sull'eredità britannica. Una struttura che negli anni ha garantito una certa stabilità democratica, pur all'interno di una realtà caratterizzata da profonde differenze geografiche, economiche e sociali tra le diverse province dell'arcipelago. È in questo contesto che si colloca l'ascesa di Matthew Wale, ospite di PRIMOPIANOSCALAc, eletto Primo Ministro nel maggio 2026 dopo quasi vent'anni di presenza in Parlamento e una lunga permanenza all'opposizione. La sua vittoria non è stata soltanto il risultato di un cambio di maggioranza. È stata anche la conclusione di una lunga marcia politica. Per anni Wale è stato considerato una figura divisiva, più efficace nel denunciare che nel costruire alleanze. I suoi avversari lo descrivevano come un oppositore permanente, capace di attirare l'attenzione ma non di governare. Persino alcuni osservatori che ne apprezzavano la preparazione dubitavano della sua capacità di aggregare una coalizione sufficientemente ampia per conquistare il potere. Negli ultimi anni, però, qualcosa è cambiato. Lo stesso leader che aveva costruito gran parte della propria notorietà attraverso un'opposizione spesso frontale ha progressivamente adottato un approccio più pragmatico. Non ha rinunciato alle sue critiche, soprattutto nei confronti dell'accordo di sicurezza con la Cina, ma ha smesso di presentarsi come il leader della rottura totale. Questa maturazione politica è stata probabilmente una delle chiavi della sua vittoria. Nell'intervista emerge tuttavia un elemento che va oltre la cronaca politica del momento. Wale torna più volte su un concetto che definisce elite capture: la concentrazione del potere, delle opportunità e delle risorse nelle mani di una minoranza privilegiata. È una formula che potrebbe apparire legata esclusivamente alla realtà delle Solomon. In realtà descrive una delle questioni più discusse nelle democrazie contemporanee: i benefici della globalizzazione, dell'innovazione tecnologica e della crescita economica sono stati distribuiti in modo diseguale. Forse è anche per questo che la storia di Matthew Wale e delle Solomon merita di essere osservata con attenzione. Perché le domande che pone sono molto meno remote di quanto si possa immaginare. Nella serie 2026 delle copertine di PRIMOPIANOSCALAc l’immagine si costruisce su una divisione netta. Da un lato il volto dell’intervistato, in bianco e nero. Dall’altro, la testa di una scultura classica in marmo trattata con colori pop. Due dimensioni che dialogano come parti della stessa idea. La stessa logica guida il nome dell'intervistato: il nome proprio riprende una delle tonalità della statua, mentre il cognome è nero. Il carattere scelto è il Didot, disegnato nel 1784.
Mariella Palazzolo
Matthew Wale è Primo Ministro delle Solomon dal maggio 2026, ed è una delle figure più influenti della politica dell'arcipelago del Pacifico. Leader del Solomon Islands Democratic Party (SIDP), una delle principali forze politiche dell'arcipelago, di orientamento liberaldemocratico che ha fatto della trasparenza istituzionale e della difesa della sovranità nazionale alcuni dei suoi principali cavalli di battaglia. È stato eletto per la prima volta al Parlamento nazionale nel 2008. Rappresenta la circoscrizione di Aoke/Langalanga, nell'isola di Malaita, la seconda isola più popolosa delle Solomon dopo Guadalcanal, dove si trova la capitale Honiara. Dal 2019 al 2026 è stato Leader dell'Opposizione, diventando una delle voci più critiche nei confronti dei governi di Manasseh Sogavare e, successivamente, di Jeremiah Manele. Nel 2025 è stato insignito del titolo di Commander of the Order of the British Empire (CBE) per il suo contributo alla vita pubblica e politica delle Solomon.