
L’IMPRESA E LO STATO
“La sfida è quella di migliorare la qualità complessiva della legislazione, semplificando il quadro esistente e garantendo maggiore coerenza tra obiettivi di policy e oneri di compliance.”
Telos: Che cos’è Assonime e di cosa si occupa?
STEFANO FIRPO: Assonime è l’Associazione che rappresenta le principali imprese italiane e lavora per migliorare il contesto normativo, economico e istituzionale nel quale operano. Nella nostra compagine associativa ci sono imprese di ogni settore economico: industria, servizi, banche, assicurazioni. La nostra attività si concentra sull’analisi delle politiche pubbliche e della legislazione che incidono sulla vita delle imprese, con particolare attenzione ai temi della fiscalità, del diritto societario, dei mercati finanziari e della corporate governance. L’obiettivo è contribuire a costruire un quadro regolatorio più semplice, stabile e orientato alla crescita. In questo senso Assonime svolge una funzione di ponte tra il mondo delle imprese e le istituzioni, offrendo analisi indipendenti e proposte concrete per favorire lo sviluppo del sistema produttivo e la competitività dell’economia italiana nel contesto europeo e internazionale. Accanto a questa attività di analisi, promuove momenti di confronto tra imprese, decisori pubblici e comunità accademica, contribuendo al dibattito sulle grandi trasformazioni dell’economia e del sistema produttivo. In questa prospettiva l’Associazione si propone anche come piattaforma di ascolto delle esigenze delle imprese, raccogliendo istanze e criticità che emergono dall’esperienza concreta delle aziende e traducendole in proposte di policy. L’obiettivo è contribuire a costruire un ambiente favorevole all’attività imprenditoriale, capace di sostenere crescita, investimenti e innovazione.
Assonime è da sempre una voce autorevole nel dibattito economico-giuridico. Qual è oggi la principale difficoltà che le imprese incontrano nel rapporto con il quadro normativo e istituzionale?
La principale difficoltà è rappresentata dalla complessità e dalla continua evoluzione del quadro normativo. Le imprese hanno bisogno di regole chiare, stabili e prevedibili per poter programmare investimenti, innovazione e crescita nel medio-lungo periodo. Negli ultimi anni si è registrata una crescente stratificazione di norme e interventi regolatori che, pur nascendo spesso con obiettivi condivisibili, rischiano di generare incertezza e costi di compliance sempre più elevati. Questo vale sia a livello nazionale sia nel rapporto con la regolazione europea, dove l’intensità della produzione normativa è aumentata in modo significativo. La sfida, quindi, è quella di migliorare la qualità complessiva della legislazione, semplificando il quadro esistente e garantendo maggiore coerenza tra obiettivi di policy e oneri di compliance. In molti casi il problema non riguarda solo il contenuto delle norme, ma anche la loro applicazione e interpretazione. Procedure complesse, tempi lunghi e un quadro regolatorio non sempre coordinato rappresentano un freno alla capacità delle imprese di cogliere opportunità di sviluppo, soprattutto in settori caratterizzati da forte dinamismo tecnologico e competitivo.
Da Direttore Generale, quali priorità ha indicato e con quale metodo sta guidando l’Associazione in questa fase?
Assonime è un’associazione bellissima e davvero unica nel suo genere, considero un vero privilegio poterla guidare in tempi di cambiamento tanto tumultuosi quanto interessanti: i nostri punti di forza sono la competenza tecnica, l’indipendenza di giudizio e l’autorevolezza che ci viene riconosciuta nelle interlocuzioni istituzionali. La mia priorità è stata quella di rafforzare queste caratteristiche per dare più assertività e visibilità al nostro posizionamento di associazione al servizio di tutte le imprese. Questo oggi ci consente di dare alle nostre associate servizi ad alto valore aggiunto e di esprimere nel continuo dialogo con le istituzioni una capacità di elaborazione propositiva autorevole ed influente. Il metodo che stiamo seguendo è quello che ha sempre caratterizzato l’associazione: analisi approfondita, confronto costante con le imprese associate sulle loro problematiche comuni e dialogo costruttivo e orientato a trovare buone soluzioni con le istituzioni nazionali ed europee.
Il suo percorso attraversa amministrazione pubblica, politica economica e rappresentanza delle imprese: c’è un passaggio che considera decisivo per il suo modo di leggere le cose oggi?
Il mio percorso professionale è abbastanza strano e atipico: 10 anni di lavoro intenso per una importante banca, 10 anni al servizio delle istituzioni e adesso una esperienza nel mondo associativo mi hanno permesso di lavorare nell’intersezione fra imprese, finanza e istituzioni. Certamente l’esperienza di public servant, fra Ministero dello Sviluppo economico e Palazzo Chigi, mi ha profondamente segnato. Da torinese catapultato a Roma ho avuto la fortuna di poter lavorare nei Ministeri beneficiando di grande autonomia e fiducia da parte degli organi di vertice politico con i quali ho collaborato. Ciò mi ha permesso di poter toccare con mano quanto sia possibile cambiare in meglio le cose, avere un impatto concreto. Certo ci vuole una dose importante di coraggio riformista ma i successi ottenuti su minibond, legge sulle startup, le misure pro-attrazione, il Piano Industria 4.0, le politiche sulla space economy, il lavoro fatto sulla digitalizzazione della PA e le tante straordinarie professionalità con le quali ho collaborato in quel percorso rimangono per me un bagaglio di conoscenze, esperienze e legami dai quali ogni giorno attingo per riuscire ad imprimere energia nelle cose che faccio. Credo ci sia un gran bisogno di persone che hanno saputo attraversare tanto il mondo privato quanto il mondo pubblico, sono mondi che devono lavorare di più insieme, collaborare, persino mescolarsi di più. Solo con questa capacità di capirsi e contaminarsi si possono costruire policy utili alla crescita e modernizzazione del nostro Paese.
Editoriale
Nel profilo dell’ospite di PRIMOPIANOSCALAc di questo mese colpisce soprattutto una figura ormai rara nel dibattito pubblico italiano: quella dell’interprete tra mondi diversi. Finanza, amministrazione, industria, politica economica. Ambiti che nel nostro Paese continuano spesso a parlarsi attraverso linguaggi incompatibili, quando non apertamente diffidenti. Eppure è proprio in quel punto di contatto, dove interessi privati e interesse generale si confrontano senza demonizzarsi, che si costruisce la qualità di un sistema economico moderno. L’attività che Stefano Firpo, oggi direttore generale di Assonime, descrive nell’intervista è, nella sostanza, quella che in altri ordinamenti viene riconosciuta con maggiore chiarezza culturale e istituzionale: la rappresentanza organizzata degli interessi presso il decisore pubblico. In altre parole, il lavoro del lobbista, termine che in Italia continua a essere pronunciato con cautela, quasi fosse inevitabilmente associato a opacità o pressione impropria. Altrove la mediazione tra imprese e istituzioni è invece considerata una componente fisiologica del processo democratico ed economico. Non perché gli interessi privati coincidano automaticamente con quelli collettivi, ma perché la qualità delle decisioni pubbliche dipende anche dalla capacità di ascoltare chi produce, investe, assume e compete sui mercati. In Italia permane invece una contraddizione irrisolta: si invoca continuamente la crescita industriale, ma si guarda con sospetto a chi prova a costruire un dialogo stabile tra apparato normativo e sistema produttivo. È una diffidenza che ha radici profonde, alimentata da una tradizione burocratica spesso autoreferenziale e da una cultura politica incline a trattare l’impresa come interlocutore occasionale più che come componente strutturale del Paese. Da qui deriva anche quella proliferazione normativa che Firpo individua come uno dei principali ostacoli alla competitività: norme che si accumulano senza coordinarsi, regole che cambiano rapidamente, procedure che moltiplicano gli adempimenti senza migliorare davvero i controlli. Assonime occupa storicamente uno spazio particolare dentro questo scenario. Non è soltanto un’associazione di rappresentanza, ma un luogo nel quale competenza giuridica, analisi economica e interlocuzione istituzionale si intrecciano stabilmente. Non a caso è tra i fondatori di EuropeanIssuers, l’associazione europea delle società quotate, e collabora con il CEPS di Bruxelles, uno dei più autorevoli centri di studio sulle politiche europee. In questo senso, il tema non è semplicemente difendere le imprese, ma contribuire a costruire un ambiente legislativo leggibile, coerente e competitivo. Un obiettivo che riguarda anche cittadini e lavoratori, perché nessuna economia cresce in un contesto dominato dall’incertezza normativa permanente. Firpo appartiene inoltre a quella piccola schiera di dirigenti che hanno attraversato sia il settore privato sia le istituzioni, esperienza ancora poco valorizzata in Italia rispetto ad altri Paesi europei. Naturalmente, questa osmosi tra mondi diversi richiede regole rigorose, trasparenza e un’attenzione costante ai possibili conflitti di interesse. Ma in Francia o nel Regno Unito il passaggio tra amministrazione, grandi imprese e organismi pubblici è considerato, entro cornici precise di garanzia e controllo, un elemento quasi naturale nella formazione delle classi dirigenti. Da noi continua spesso a essere guardato con sospetto, come se la contaminazione tra competenze fosse di per sé un’anomalia. Eppure le grandi trasformazioni industriali degli ultimi anni, dalla digitalizzazione alla politica industriale, fino alla transizione tecnologica, richiedono proprio figure capaci di comprendere contemporaneamente il funzionamento dello Stato e quello dei mercati. Nel racconto di Firpo emerge infine una convinzione oggi sempre più rara: una fiducia ancora concreta nella possibilità che le istituzioni possano produrre cambiamento reale. Convinzione confortante in un tempo dominato dal cinismo amministrativo e dal luogo comune dell’impotenza pubblica. La sua esperienza restituisce invece l’idea che competenza tecnica, visione politica e capacità di mediazione possano ancora incidere sul sistema Paese. Non è poco, soprattutto in Italia. Nella serie 2026 delle copertine di PRIMOPIANOSCALAc l’immagine si costruisce su una divisione netta. Da un lato il volto dell’intervistato, in bianco e nero. Dall’altro, la testa di una scultura classica in marmo trattata con colori pop. Due dimensioni che dialogano come parti della stessa idea. La stessa logica guida il nome dell'intervistato: il nome proprio riprende una delle tonalità della statua, mentre il cognome è nero. Il carattere scelto è il Didot, disegnato nel 1784.
Mariella Palazzolo
Stefano Firpo è Direttore Generale di Assonime da novembre 2022. È stato Capo di Gabinetto del Ministro per l’Innovazione tecnologica e la Transizione digitale, da febbraio 2021 ad ottobre 2022. Ha ricoperto la carica di Direttore Generale di Mediocredito Italiano, la banca del gruppo IntesaSanpaolo con competenze specialistiche a supporto del credito alla PMI. È stato Direttore Generale per la politica industriale, la competitività e la piccola e media impresa presso il Ministero dello Sviluppo Economico e Capo della Segreteria Tecnica del Ministro dello Sviluppo Economico ricoprendo questi ruoli dal governo Monti fino al governo Conte I. Membro del nucleo per il coordinamento della politica economica alla Presidenza del Consiglio durante il governo Renzi, in precedenza, ha lavorato come economista presso la Banca Centrale Europea e nel gruppo bancario Intesa Sanpaolo dove è stato responsabile dell’ufficio del Consigliere Delegato. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Torino, ha ottenuto la specializzazione post lauream in Economia Internazionale presso la London School of Economics. È appassionato di montagna, scialpinismo e tennis. Ama cucinare e leggere. È Cavaliere dell’ordine al merito della Repubblica Italiana.